Velivolo da attacco al suolo, monoplano ad ala bassa a sbalzo, monomotore, monoposto a struttura interamente metallica.
Il P-39, nato da un progetto della Bell Aircraft Corporation, nacque letteralmente attorno al suo armamento principale: il cannone automatico American Armament Corporation T9 da 37 mm, la cui installazione comportò l’adozione di un carrello triciclo anteriore e il posizionamento del motore alle spalle del pilota.
Era un aeroplano che non aveva alte prestazioni di velocità e salita, cosa che lo confinò ad un ruolo di appoggio tattico.
La Regia Aeronautica ricevette, nell’estate del 1944, circa 150 P-39 nelle varie versioni e venne assegnato ai tre gruppi del 4° Stormo.
L’adozione di questo velivolo non fu priva di difficoltà. A Campo Vesuvio, modesto campo ricavato dagli americani nelle campagne di Ottaviano (Napoli) e assegnato gli italiani dopo la presa di Roma, si registrarono numerosi incidenti sia in volo sia a terra, anche con perdite umane.
Il primo ciclo operativo del P-39 si svolse da Lecce contro obiettivi al suolo in Albania e Montenegro dove si rivelò una poderosa macchina bellica. Questo tipo di velivolo fu distribuito anche alla scuola di bombardamento e caccia la quale, alla fine della guerra, ne contava almeno 13.
Il 4° Stormo lasciò i P-39 nel marzo del 1947 per transitare sul P-38. L’uso addestrativo proseguì a Lecce fino ai primi degli anni 50.
L’uscita di linea fu seguita da un breve uso istruzionale presso vari enti, tra cui l’Accademia Navale di Livorno, ma nessun esemplare fu conservato.