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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
Articolo T.Col. Sbroglia

L’obiettivo espresso dal Generale del Ruolo delle Armi di un “knowledge management a supporto della comunità” e la disponibilità di uno spazio web in cui condividere e lasciar sedimentare le esperienze provenienti dai diversi percorsi professionali mi hanno spinto a riflettere su una pagina significativa della mia esperienza professionale di ufficiale del ruolo delle Armi.
Si tratta, evidentemente, di esperienze e pensieri del tutto personali il cui unico scopo è quello di stimolare riflessioni sull’argomento.
Il periodo in questione si riferisce all’esperienza maturata nell’ufficio stampa del ministro, dapprima nell’incarico di capo della Sezione editoriale, poi in quello di capo della Sezione pubblica informazione.
L’assegnazione al Gabinetto del ministro avvenne agli inizi del 2000, un periodo particolarmente stimolante, se consideriamo le innovazioni che interessarono il mondo della comunicazione. Proprio al giugno 2000 risale infatti la pubblicazione della legge 150¹ che riordina la complessa materia relativa alle attività di informazione e di comunicazione² nelle pubbliche amministrazioni, nel contesto di una normativa che ha introdotto il principio giuridico di diritto all’informazione del cittadino. L’intento della legge è quello di rendere l’intero settore della comunicazione pubblica più competitivo. Al centro dell’attenzione viene posto il cittadino, non più destinatario passivo di comunicazioni spesso orientate esclusivamente a costruire una visibilità esterna dell’amministrazione, bensì punto di riferimento fondamentale, la cui soddisfazione diviene una sorta di parametro di valutazione del principio costituzionale del “buon andamento” dell’amministrazione. Viene pertanto a cadere l’abituale distinzione tra informazione e comunicazione: informare il cittadino sui servizi erogati, farlo assicurando il “massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività”, significa anche offrire una buona immagine dell’istituzione. Il diritto del cittadino ad essere informato diviene speculare al dovere della pubblica amministrazione ad essere trasparente ed informare.
Come si può intuire, si trattava di una legge rivoluzionaria. Non solo essa fissava il quadro riferimento e l’obiettivo verso il quale indirizzare le energie, ma focalizzava l’attenzione sull’elemento più importante: la risorsa umana. Il successivo regolamento³, nel definire i requisiti per lo svolgimento delle attività di comunicazione e di informazione, ribadì il requisito della professionalità, in un settore in cui spesso regnavano l’improvvisazione, se non il trincerarsi dietro a presunte esigenze di riservatezza.
La via era segnata. A breve, seguirono le direttive della PCM quindi la definizione, da parte del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, dei criteri per la redazione dei primi piani di comunicazione. Nell’ambito della Difesa, oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti e sia la direttiva per la comunicazione che i programmi di comunicazione, a partire da quello elaborato dallo Stato Maggiore della Difesa, sono ormai disponibili e liberamente consultabili da tutti.
L’assunto alla base di tali documenti consiste nel fatto che “se non si è capaci di gestire efficacemente gli aspetti comunicativi non si avrà nemmeno la capacità di gestire quelli operativi”. In questo senso, “la comunicazione deve essere considerata alla stessa stregua delle altre funzioni operative e deve essere inclusa nella pianificazione delle attività, fin dall’inizio”. E’ evidente, dunque, il ruolo centrale assunto dagli esperti del settore e la necessità che vengano elaborate strategie comunicazionali sempre più efficaci per affrontare le sfide del nostro tempo.
Quali sono, dunque, le caratteristiche alla base di una buona comunicazione e di una efficace pubblica informazione?
Quali le capacità, le skill, per svolgere efficacemente un incarico in questo settore?
Come si è visto, il legislatore ha posto come requisito imprescindibile la professionalità. Il rapporto con gli stakeholder non può basarsi sull’improvvisazione. E’ richiesta una profonda conoscenza dello scenario di riferimento, delle caratteristiche dello strumento militare, degli impegni operativi in corso, ma anche delle più avanzate tecniche di comunicazione istituzionale. La professionalità militare è condizione necessaria ma non sufficiente. Essa deve accompagnarsi a una professionalità maturata nel campo delle scienze della comunicazione, il che presuppone incarichi assegnati a personale preparato, qualificato, motivato e, nello specifico, agguerrito.
Altro requisito indispensabile è la reattività. Al verificarsi di un determinato accadimento avente rilevanza mediatica, l’informazione deve essere fornita con immediatezza e chiarezza. Un’informazione errata può scatenare, nella realtà dei social network, dei blog e dei cosiddetti new media, una crisi comunicativa incontrollabile. Una comunicazione intempestiva può provocare il diffondersi di informazioni basate più sulla percezione che sulla realtà fino a sviluppare quegli effetti perversi noti con il cosiddetto Teorema di Thomas secondo il quale la definizione falsa di una situazione determina nuovi comportamenti che rendono vera una concezione originariamente falsa.
Parlando di reattività il pensiero corre alle capacità solitamente mostrate da alcuni gruppi di insorti o, recentemente, dagli avvenimenti di cui si è reso protagonista l’ISIS, il gruppo jihadista attivo in Siria e Iraq. Al di là dei tristi episodi che hanno avuto risonanza mondiale (cruenta riedizione del concetto di “Shock & Awe”), gli eventi stanno tragicamente mostrando quanto siano efficaci i modelli comunicativi adottati dal gruppo. Alla pachidermica organizzazione occidentale gerarchico-centrica l’ISIS oppone una comunicazione network-based. Tra i primi passi compiuti dal gruppo vi è stato quello di dotarsi di un media center il cui obiettivo, tra l’altro, consiste nel produrre informazioni e materiale di propaganda nelle principali lingue occidentali, il cui target è costituito per lo più dal pubblico occidentale e il cui mezzo di diffusione sono essenzialmente i social network diffusi in occidente. In definitiva, obiettivi chiari, target ben definito, comunicazione semplice, diretta, incisiva ed efficace.
Un altro elemento importante che bisogna tenere a mente e che si differenzia dal modo tradizionale di fare PI è la bi-direzionalità della comunicazione. In passato, al verificarsi di un evento si riteneva sufficiente l’emissione di un comunicato stampa che vedeva l’operatore esterno come destinatario passivo dell’informazione. Oggi i ruoli interagiscono, l’informazione si diffonde in tempo reale e i feedback comunicativi sono istantanei. L’informazione rimbalza in qualche secondo mediante post, twit, scambi di foto e di video che forniscono un riscontro immediato sulla percezione cognitiva che i gruppi sociali hanno del nostro operato. Il compito dell’operatore dell’informazione non può dunque essere circoscritto al mero invio della comunicazione, ma deve comprendere una fase di media analisys, ossia la valutazione degli effetti dell’informazione stessa, mediante una verifica continua, costante di come il messaggio è stato recepito all’esterno dell’amministrazione e di quali sono gli effetti di ritorno. E i tre passaggi – diffusione dell’informazione, interpretazione e decisione – devono avvenire pressoché contestualmente.
Infine, il messaggio oggetto di comunicazione oltre che tempestivo, deve possedere il requisito della semplicità. Talvolta, il testo viene sottoposto a lunghi quanto articolati coordinamenti, revisioni, rimaneggiamenti per cui quando viene diffuso risulta perfetto dal punto di vista formale e stilistico, ma di nessuna utilità. Nel senso che il tempo impiegato a elaborarlo lo ha reso ormai non più attuale ovvero manca di semplicità, per cui il nostro interlocutore esterno rinuncia a servirsene. Ovviare al problema richiede fatica e attenzione. L’affermazione “quel che si scrive con fatica, si legge con facilità”¹⁰ mette in evidenza il paradosso della comunicazione: è efficace la comunicazione che al produttore richiede sforzi notevoli per essere chiaro, semplice e preciso e al destinatario appare scontato che sia chiara, semplice e precisa. Quando il ricevente è costretto a fermarsi e a chiedersi se è lui che non capisce o se è chi scrive a non farsi capire, l’obiettivo della comunicazione è fallito.
Un testo possiede i requisiti di leggibilità e comprensibilità quando il suo autore ha fatto tutto il possibile, in fase di produzione, per eliminare gli ostacoli che si frappongono alla sua immediata comprensione. L’ostacolo più comune è costituito dall’uso delle parole. Parole che non fanno parte del linguaggio corrente, desuete, anacronismi, latinismi, acronimi, termini tecnici che spesso vengono utilizzati per rendere il testo più elegante e colto non fanno altro che renderne oscuro il significato e diminuire l’interesse di chi legge.
Altro ostacolo frequente è costituito dalla lunghezza eccessiva del testo. Scrivere frasi molto lunghe, ricche di proposizioni subordinate, di incidentali, di concatenazioni illogiche non rende il testo più erudito. La celebre citazione di Churchill a proposito: “la lunghezza di questo documento lo difende benissimo dal rischio di essere letto”¹¹, non rende necessario dire di più su questo argomento.
Per concludere, il legislatore ha inteso dare una connotazione di alta professionalità al settore della comunicazione e pubblica informazione prevedendo uffici e figure istituzionali orientate al rispetto e alla soddisfazione del cittadino. L’amministrazione della Difesa si è adeguata con tempestività a questo orientamento sviluppando strategie e piani di comunicazione in linea con le sfide del nostro tempo. Lo scenario odierno richiede, pretende, che gli operatori del settore siano professionisti, consapevoli del proprio ruolo e del concorso che possono offrire al buon esito della missione. E’ importante che gli operatori e le strutture di comunicazione agiscano in maniera integrata e sinergica a ogni livello, che il flusso di comunicazioni sia il più possibile rapido e fluido affinché ogni evento imprevisto sia trattato con tempestività e padronanza. Una comunicazione reattiva, che tenga conto anche degli effetti prodotti all’esterno, elaborata in maniera diretta e incisiva, che rispetti i canoni di leggibilità e accessibilità, sarà in grado di fornire l’informazione giusta al momento giusto, evitando che gli spazi comunicativi siano riempiti da percezioni, da messaggi non pertinenti, se non addirittura dissonanti rispetto agli obiettivi istituzionali. Si tratta, in definitiva, di riconoscere al cittadino il diritto all’informazione e di garantire questo diritto tutelando e promuovendo l’immagine dell’amministrazione. Avendo ben chiaro questo obiettivo, rispettando il cittadino e riconoscendo la funzione esercitata dai mass media saremo in grado di ottenerne il rispetto, il riconoscimento della nostra professionalità e offriremo la corretta percezione cognitiva del lavoro svolto all’interno dell’istituzione di appartenenza.


 

¹ Legge 7 giugno 2000, n. 150 “Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni” pubblicata nella G.U. n. 136 del 13 giugno 2000.

² L’informazione si rivolge ai mezzi di comunicazione di massa, mentre la comunicazione si rivolge al cittadino, alla collettività (comunicazione esterna) o a coloro che fanno parte dell’ente stesso (comunicazione interna). Le attività di informazione si realizzano attraverso il portavoce e l’ufficio stampa; le attività di comunicazione attraverso l’ufficio per le relazioni con il pubblico.

³ D.P.R. 21 settembre 2001, n. 422 “Regolamento recante norme per l’individuazione dei titoli professionali del personale da utilizzare presso le pubbliche amministrazioni per le attività di informazione e di comunicazione e disciplina degli interventi formativi” pubblicato nella G.U. n. 282 del 4 dicembre 2001.

 Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 settembre 2000 “Direttiva sul programma delle iniziative di informazione e comunicazione istituzionale delle amministrazioni dello Stato” pubblicata nella G.U n. 254 del 30 ottobre 2000;
Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica 7 febbraio 2002, “Attività di comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni” pubblicata nella G.U. n. 74 del 28 marzo 2002.

 Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria n. 1326 del 23 aprile 2001 “Comunicazione delle indicazioni metodologiche per l’elaborazione del programma di comunicazione, ai sensi dell'articolo 11 della legge 7 giugno 2000, n. 150”.

 “Direttiva sulla Comunicazione Strategica del Ministero della Difesa”, edizione 2013.

 “Programma di comunicazione anno 2014 dello Stato Maggiore della Difesa, edizione 8 maggio 2014.

 Per stakeholder si intendono i gruppi portatori di interessi, nello specifico decisori politici, opinione pubblica, mass media, opinion maker, opinion leader.

Il sociologo statunitense William Thomas (1863-1947) elaborò nel 1928 il teorema che oggi viene ricordato nel campo delle scienze sociali con il suo nome: “se gli uomini definiscono reali le situazioni esse saranno reali nelle loro conseguenze” (“If men define situations as real, they are real in their consequences”). In altre parole, la percezione, pur non essendo realtà, diventa realtà nel momento in cui si pongono in atto determinati comportamenti per scongiurarla (“profezia che si autoadempie”).
¹
La citazione è attribuita a Vladimir Nabokov.
¹¹ “The length of this document defends it well against the risk of being read”.


 

(T.Col. A.A.r.a.n. Lucio SBROGLIA)

 

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