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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
Articolo T.Col. De Simone

​Ho accolto molto volentieri l’invito a condividere un momento importante della mia esperienza professionale attraverso le pagine web dell’Ufficio del Ruolo delle Armi, che senza dubbio rappresentano una vetrina privilegiata. Per questo motivo ho pensato di soffermarmi brevemente su quello che considero un capitolo straordinario della mia vita professionale: il Comando di Corpo.
In 25 anni di servizio ho avuto la fortuna di vivere molte esperienze importanti e gratificanti, sia dal punto di vista strettamente professionale sia dal punto di vista umano, ma i tre anni trascorsi alla guida del 1° Gruppo Ricezione e Smistamento (GRS) di Novara sono stati particolarmente emozionanti, intensi e significativi; in un certo senso ancor prima di assumere l’incarico. Vi spiego perché.
La notizia dell’assegnazione al 1° GRS mi raggiunse nei primi giorni del mese di giugno del 2010, quando ero ancora in Portogallo, presso il NATO Allied Joint Command Lisbon, dove stavo completando il mandato in qualità di Staff Officer nell’ambito della Human Resource Branch.Una comunicazione che attendevo con ansia, visto che il 30 giugno sarebbe stato il mio ultimo giorno in terra lusitana e c’era ancora il trasloco da organizzare.
Senza imbarazzo debbo ammettere che leggere la denominazione telegrafica “AERORISMI NOVARA”, sanzionata nel dispaccio con cui la DIPMA disponeva il mio rientro in Patria, mi lasciò tra lo stupito e il perplesso.
Era, infatti, mio desiderio essere assegnato ad un ente compreso nell’area geografica delimitata da Cameri, Gallarate e Milano, ma quella denominazione un po’ mi inquietava: tante volte in passato ero stato a Cameri, seppur per brevi periodi, e mai avevo sentito parlare di quell’ente: che si trattasse forse di un reparto interforze sopravvissuto al riordino delle Forze Armate?
C’era solo un modo per scoprirlo e cosi, sollevato il telefono, mi affidai alle confortanti spiegazioni di un amico in servizio presso il Comando Aeroporto di Cameri. Quella breve conversazione telefonica fu sufficiente perché mi rendessi subito conto che il destino mi aveva riservato una gran bella sorpresa, ovvero la possibilità di essere il “comandante” di un ente unico in Forza Armata per tipologia e “ragione sociale”, un reparto del quale non avevo mai sentito parlare prima, semplicemente perché non provenivo dal mondo dei “Materiali Speciali Aeronautici”, soprattutto, perché le mie precedenti esperienze professionali non mi avevano mai offerto l’opportunità di incontrare e conoscere il personale del 1° GRS.
La mia istintiva e positiva sensazione ebbe subito delle conferme. Infatti, fin dal primo giorno di comando mi confrontai con problematiche per me assolutamente nuove che sortirono un duplice effetto: quello di rinnovare quotidianamente l’entusiasmo nell’ampliare le mie conoscenze tecnico professionali, e la possibilità di apprezzare la grande professionalità e consolidata competenza del personale posto alle mie dipendenze, autentica e straordinaria risorsa del 1° GRS.
A questo si aggiungeva, poi, il legittimo orgoglio di essere il Comandante nel momento in cui ricorreva il 60° Anniversario della Costituzione del 1°GRS, una circostanza assai favorevole, forse anch’essa una sorpresa che il destino voleva riservarmi e che certamente non potevo non cogliere. Un’occasione propizia per “fare il punto della situazione”, per cercare di recuperare una parte importante della memoria di un reparto costituito negli anni difficili del dopoguerra e testimone della ricostruzione della stessa Arma Azzurra. Ricordo che, a distanza di pochi giorni dal mio insediamento, stavo predisponendo il Piano di Comunicazione del reparto e mentre rielaboravo il testo della scheda descrittiva del 1° GRS, soffermandomi su quella data che tante volte avevo già letto e riletto, ebbi come una folgorazione: “1952…nel 2012 il 1° GRS compie 60 anni!”. Mi resi subito conto della fortunosa circostanza che avrebbe segnato il mio mandato. L’entusiasmo con cui tutto il mio Personale accolse l’idea di festeggiare questa ricorrenza mi sostenne nel dare il via alla richiesta ufficiale, per il tramite della catena gerarchica, per poter organizzare una sobria cerimonia celebrativa.
I tre anni di comando sono “letteralmente volati”. Forse perché vissuti con estrema intensità. Un periodo in cui il reparto ha consolidato le relazioni con i delegati  della RoyalAir Force (UK), della Luftwaffe (GE) e dell’Ejercito del Aire (SP) in servizio presso il 1°GRS (nell’ambito dei programmi internazionali Tornado e Eurofighter), in cui è stato protagonista della prima operazione doganale per l’importazione di attrezzature provenienti dagli USA e funzionali all’insediamento dello stabilimento FACO/F35 presso il complesso aeroportuale di Cameri, in cui è stato chiamato ad organizzare (per la prima volta!) corsi di formazione a favore del personale impiegato presso gli ATOC, senza dimenticare poi la costante partecipazione alle OFCN, le esercitazioni all’estero ed il supporto agli assetti della RAF rischierati a Gioia del Colle durante le operazioni aeree in Libia.
Insomma, si potrebbe dire che non ci siamo fatti mancare proprio nulla; ma dopotutto abbiamo fatto semplicemente il nostro lavoro, ciò che la Forza Armata si aspettava da ciascuno di noi.
Se dovessi, tuttavia, richiamare un aspetto particolare che, più degli altri, ha contribuito a rendere unica la mia esperienza del comando mi concentrerei sul rapporto con il personale, con gli uomini e le donne poste alle mie dipendenze, con il personale militare e civile che mi ha accompagnato in questa meravigliosa avventura. Tante volte mi è capitato di sentire discorsi proclamati in circostanze più o meno formali in cui si richiamava l’importanza del personale. Allora ho sentito forte il “dovere morale” di imparare ad ascoltare i loro problemi, non solo quelli meramente lavorativi, a fare tutto ciò che era nelle mie possibilità per migliorare il loro benessere, senza farmi condizionare dalle limitate risorse o dai pochi strumenti disponibili, tenendo sempre in mente che, al di la dell’uniforme o dell’abito, davanti a noi c’è prima di tutto una persona, della quale spesso sappiamo poco o nulla, che ha bisogno di essere motivata e di sentirsi parte integrante dell’organizzazione.
Aggiungo, poi, che quando i periodi sono così intensi e significativi, si stabiliscono legami, rapporti e relazioni che spesso superano l’ambito professionale, investendo la sfera delle emozioni, dell’affetto e dei sentimenti.
Nel mio discorso di insediamento, prendendo in prestito una massima che un mio Comandante era solito citare, ebbi a dire: “prego Iddio di darmi la forza di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza e il buon senso di distinguere le une dalle altre”.
È su questa linea che ho sempre cercato di operare durante il mio mandato, cercando il giusto bilanciamento tra “forza”, “coraggio”, “saggezza” e “buon senso”, tenendo sempre in considerazione la stima e il rispetto nei confronti del personale posto alle mie dipendenze.
Sono grato alla Forza Armata di avermi offerto questa possibilità. Per il nostro Ruolo e per il grado che rivesto, avere l’opportunità di essere il Comandante di un reparto è stata un’esperienza entusiasmante che spero di poter ripetere ancora.
Forse, anzi, sicuramente mi sono lasciato andare allo sconfinamento nei sentimenti, e probabilmente non ho detto nulla di nuovo per tanti di Voi che avete avuto la pazienza di leggere queste pagine, ma ho ritenuto giusto condividere questi sentimenti, con lo stesso spirito con cui si racconta qualcosa di sé ad un vecchio amico.

 

(T.Col. A.A.r.a.n. Francesco DE SIMONE)

 

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