L’esperienza aerospaziale

Nel 1963, con il ritiro dei Jupiter dislocati in Italia e in Turchia, si conclude per l’Aeronautica Militare l’esperienza dei missili a testata atomica. Tuttavia, l’enorme bagaglio di conoscenze acquisite, unito alla competenza, alla passione e all’iniziativa del Generale Ispettore del Genio Aeronautico prof. Luigi Broglio, costituisce l’indispensabile premessa per il lancio del satellite San Marco 1, dalla base statunitense di Wallops Island. L’Italia diventa la 3a nazione al mondo, dopo URSS e USA, a mettere in orbita un proprio satellite artificiale cui farà seguito il lancio, dalla piattaforma San Marco in Kenia, del San Marco 2, nel 1967 e del San Marco 3, nel 1971.

Dagli inizi del nuovo secolo, l’Aeronautica Militare riprende più attivamente l’attività nel settore aerospaziale: nel 2001, con il lancio del satellite per comunicazioni SICRAL e, nel 2002, con la missione Marco Polo, che vede la partecipazione del pilota sperimentatore Roberto Vittori, primo cosmonauta italiano su una navicella russa, e che segue quella dell’altro pilota sperimentatore Maurizio Cheli, a bordo dello shuttle Columbia STS-75, nel 1996.

L’Aeronautica Militare, poi, ritorna nello spazio con due nuovi protagonisti: gli astronauti Samantha Cristoforetti, con la missione “Futura” del 2014 e Luca Parmitano, con le missioni “Volare” e “Beyond” che, per la prima volta, sfruttando le nuove forme di comunicazione “social”, portano la stazione spaziale nelle case degli italiani.

 

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