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100 anni fa il raid Roma-Tokyo
17/02/2020
Ufficio Generale del Capo di SMA

"Sull'Ala Tricolore i piloti italiani portarono al Popolo del Sole Levante il caldo saluto del Popolo d'Italia", questo il messaggio che riportava una cartolina di propaganda realizzata per il volo Roma - Tokyo, portato a termine nel 1920 da Arturo Ferrarin e Guido Masiero a bordo di due biplani Ansaldo SVA 9. 

Tutto ebbe inizio nel 1919 dall'idea del poeta aviatore Gabriele D'Annunzio di effettuare un volo dall'Italia al Giappone, che condivise con Haru-Kichi-Shimoi, scrittore nipponico che all'epoca insegnava all'Istituto di Lettere Orientali di Napoli. Il progetto venne accettato dalla Direzione Generale d'Aeronautica che, rispetto a quanto previsto da D'Annunzio, introdusse qualche variazione al programma. Pertanto, fu stabilito che l'impresa sarebbe stata compiuta da due formazioni, la prima di cinque caccia ricognitori SVA 9, la seconda di quattro bombardieri Caproni di diversi modelli, due Ca.450, un Ca.600 e un Ca.900 triplano, pilotati da valorosi aviatori della Grande Guerra.

L'8 gennaio 1920, dall'aeroporto romano di Centocelle, inziarono le partenze dei Caproni, scaglionate tra loro. L'ultimo decollò il 2 febbraio, ma nessuno di questi bombardieri andò oltre la Siria. Le cose non andarono meglio neanche ai cinque SVA che partirono l'11 marzo.

A questo punto entrò in scena Arturo Ferrarin, pilota vicentino che durante il conflitto aveva militato nella 82ª Squadriglia Caccia. L'aviatore, che si era già reso disponibile a partecipare all'impresa, chiese di poter decollare per il Giappone accompagnato da un altro aeroplano.

E fu cosi che il 14 febbraio 1920, alle ore 11:00, con il decollo dei due biplani SVA 9 dal campo di Centocelle, ebbe inizio quello che sarà ricordato negli anni come il raid Roma - Tokyo, primato che verrà conquistato con l'arrivo nella capitale giapponese il 31 maggio 1920 dopo un percorso di oltre 18.000 km in 112 ore di volo.

Gli equipaggi erano formati dai piloti Arturo Ferrarin e Guido Masiero con i rispettivi motoristi Gino Cappannini e Roberto Maretto. Lo SVA, protagonista del leggendario volo su Vienna, era un aeroplano di legno e tela, l'abitacolo era aperto e l'equipaggio era quindi esposto al vento e alle intemperie, il radiatore non era adeguato per le alte temperature tropicali mentre il carrello era privo di carenature alle ruote, utili in caso di atterraggio su terreni difficili. Naturalmente a bordo non c'era la radio, la velocità si manteneva sensorialmente e il pilota conduceva la navigazione unicamente con l'ausilio di orologio e bussola.

Dopo uno scalo a Gioia del Colle, Ferrarin e Masiero raggiunsero Valona il 17 febbraio. Salonicco, Aidin, Adalia, Aleppo, Bagdad, Bassora, Bushir, Bandar-Abbas e Ciaubar sono state solo alcune delle prime tappe che videro i protagonisti alle prese con enormi difficoltà. Per motivi tecnici e meteorologici da Adalia i due aviatori continuarono il volo separatamente, per poi ritrovarsi il 2 marzo a Karachi dove Masiero giunse con un volo di 1.100 km. Ancora separati attraversarono l'India, con destinazione Nuova Delhi, dove Ferrarin ruppe l'asse del carrello e Masiero si ribaltò in decollo distruggendo l'aeroplano. Pertanto, Masiero dovette recarsi in treno a Calcutta per recuperare lo SVA accantonato lì come riserva.

Una volta riparato l'aeroplano, Ferrarin e Cappannini proseguirono il volo, direzione Calcutta, dove i due equipaggi si riunirono. Furono coì raggiunte Rangoon, Bangkok, Ubon, Hanoi e Canton. In quest'ultima tappa Ferrarin non ebbe problemi, mentre Masiero investì un albero distruggendo il velivolo che sostituì con un secondo SVA di scorta, questa volta immagazzinato a Shanghai, che raggiunse in nave.

Ferrarin e Capannini continuarono il volo da soli e, dopo una settimana di festeggiamenti ricevuti a Shanghai, l'8 maggio raggiunsero Tsingtao, poi il giorno 24 Pechino, dove anche qui l'accoglienza fu straordinaria, ed infine Seoul dove si riunirono con l'equipaggio di Masiero. Il volo proseguì insieme e, dopo una breve sosta a Osaka, il 31 maggio i due SVA giunsero a Tokyo; prima Masiero e circa un'ora dopo Ferrarin.

Ad attenderli c'erano 200.000 persone giunte per vedere i primi aeroplani arrivati in volo dall'Europa. Per celebrare l'impresa furono decretati 42 giorni di festeggiamenti, culminati con il ricevimento ufficiale degli aviatori italiani a Palazzo Imperiale.

Il raid Roma-Tokyo fu un'impresa eccezionale, considerati i tempi ed il notevole contributo dato al progresso del volo. 

Oltre al successo di piloti d'eccezione come Ferrarin e Masiero, l'impresa ha anche rappresentato l'affermazione dell'industria aeronautica italiana, essendo di ideazione italiana il velivolo SVA ed il motore SPA, così come completamente italiani erano i materiali, dalla tela delle ali all'ultimo bullone. 

A ricordo di questo volo da record, lo SVA di Ferrarin fu collocato nel Museo Imperiale delle Armi a Osaka, purtroppo andato completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale.  

Le tappe

Le tappe della straordinaria impresa, estrapolate dal libro di Arturo Ferrarin  "Il mio volo Roma - Tokyo":

 

Roma – Gioia del Colle (390 Km)

Gioia del Colle – Valona (220 Km)

Valona - Salonicco (290 Km)

Salonicco – Smirne (440 Km)

Smirne – Adalia (350 Km)

Adalia – Aleppo (585 Km)

Aleppo – Baghdad (775 Km)

Baghdad – Bassora (500 Km)

Bassora – Bushehr (340 Km)

Bushehr – Bandar Abbas (570 Km)

Bandar Abbas – Chabahar (500 Km)

Chabahar – Karachi (680 Km)

Karachi – Delhi (1100 Km)

Delhi – Allahabad (640 Km)

Allahabad – Calcutta (650 Km)

Calcutta – Akyab (550 Km)

Akyab – Rangoon (510 Km)

Rangoon – Bangkok (550 Km)

Bancgkok – Ubon (490 Km)

Ubon – Hanoi (650 Km)

Hanoi – Macao (810 Km)

 Macao – Canton (100 Km)

Canton – Fuhzou (650 Km)

Fuhzou – Shanghai (600 Km)

Shanghai – Quingdao (550 Km)

Quingdao – Pechino (550 Km)

Pechino – Kow Pang Tzu (490 Km)

Kow Pang Tzu – Cinghi Tzu – Seul (380 Km)

Seul – Taiku (260 Km)

Taiku – Osaka (750 Km)

Osaka – Tokyo (450 Km)

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