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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
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Si entra in guerra
1940 - 1945
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Alla vigilia del secondo conflitto mondiale, le forze aeree della Regia Aeronautica (R.A.) sono suddivise in Armata Aerea e in Aviazioni ausiliarie per il Regio Esercito e per la Regia Marina.

L'Armata Aerea è organizzata (Piano di Radunata 12) in 1^, 2^ e 3^ Squadra Aerea, 4^ Zona Aerea Territoriale, Aeronautica della Sardegna, Aeronautica dell'Albania, Aeronautica della Libia, Aeronautica dell'Egeo e Aeronautica dell'Africa Orientale Italiana (A.O.I.). Vista la volontà della Jugoslavia di non partecipare al conflitto al fianco di Inghilterra e Francia, lo Stato Maggiore della R.A. decise di rafforzare lo schieramento delle forze aeree al Sud: Sicilia, Sardegna e Libia. Più delle altre forze armate, la R.A. inizia a combattere con notevoli limiti di sviluppo che riguardano sia i mezzi che i concetti operativi: le guerre di Etiopia e Spagna avevano dato la facile illusione di possedere una forza aerea potente, che non necessitava di ulteriori sviluppi, e non rappresentarono, purtroppo, un momento di riflessione e di  analisi per potenziare e perfezionare linee di volo e dottrine per future esigenze. Furono lasciati ampi margini alle aviazioni ausiliare, specie a quella del Regio Esercito, e si continuò a considerare l'Aeronautica una forza preminentemente difensiva. Infatti, lo Stato Maggiore Generale (S.M.G.), dove la R.A. era poco rappresentata (il grado più elevato non fu mai più alto di quello di colonnello), partiva dal presupposto di una guerra futura esclusivamente terrestre, contro potenze continentali confinanti.


Alle considerazioni strategiche dello S.M.G., si deve aggiungere l'arretratezza tecnologica dell'industria nazionale e la sua scarsa capacità di mobilitazione, ampiamente dimostrata allo scoppio della guerra e durante le ostilità. Se da una parte le crociere, i raid, i primati avevano prodotto effetti considerevoli in termini di prestigio e di crescita tecnico-organizzativa, dall'altra avevano evidenziato limiti colti solo in parte ed ai quali non si era posto rimedio, cullandosi sui ben 33 primati aeronautici detenuti dall'Italia, sugli 84 riconosciuti dalla Federazione Aeronautica Internazionale nel 1939, appena prima dello scoppio della guerra. Con queste premesse, l'Armata Aerea, all'entrata in guerra il 10 giugno 1940, si componeva prevalentemente di bombardieri medi e di caccia intercettori, questi ultimi dotati di buona velocità orizzontale e verticale, ma con scarsa autonomia e, quindi, inadatti ad accompagnare i bombardieri nelle loro missioni. Gli aerei più moderni sono, tra i bombardieri, gli S.79, i Br.20 e i Cant. Z.506, mentre, per la caccia, i G.50, gli MC.200 e i CR.42, tutti già operanti nella Guerra di Spagna ad  eccezione degli ultimi due. Soltanto la caccia dispone di una certa aliquota di apparecchi di costruzione metallica, mentre quelli da bombardamento e da ricognizione sono a  struttura mista o addirittura interamente in legno.

Ci volle poco a capire che questa nuova guerra era diversa dalle precedenti sia per la vastità dello scacchiere e sia per le varietà ambientali e climatiche dei vari teatri operativi. A compromettere fatalmente la situazione, come detto, fu l'incapacità del sistema industriale italiano di trasformare tempestivamente le sue linee di produzione, continuando, invece, a presentare e costruire modelli di aerei non idonei alle nuove esigenze.

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