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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
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UN CORPO AEREO ITALIANO SOPRA LA MANICA
1940 - 1945
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Il Corpo Aereo Italiano

Il panorama storico si apre nel 1940 con la "Battaglia d'Inghilterrra" tra l'Aeronautica militare tedesca "Luftwaffe" e la "Royal Air Force", l'Aeronautica militare britannica. Questa battaglia fu la prima grande campagna ad essere combattuta esclusivamente da forze aeree le quali unirono la ricerca di un dominio aereo ad una intensa azione di bombardamento strategico. Quest'azione, teorizzata dall'italiano Giulio Douhet negli anni venti, era orientata, con l'attacco aereo, a neutralizzare le difese antiaeree e con i bombardamenti, ad influenzare l'opinione pubblica  per portare alla resa o ad un eventuale armistizio il nemico.

Mussolini, Capo del governo, chiese a Hitler di partecipare ai bombardamenti contro la "Perfida Albione", l'Inghilterra, ma quando i mezzi italiani raggiunsero i campi di Espinette, Melsbroek, Malgeden, Ursell e Chevres in Belgio, il 22 Settembre 1940, era ormai sfumata la possibilità di un favorevole esito dell'offensiva aerea tedesca sull'Inghilterra. In effetti, la partecipazione italiana alla lotta che andava svolgendosi sul canale della Manica era stata decisa nell'agosto quando, le prospettive di un crollo inglese, erano ormai del tutto infondate. Tuttavia, nel breve periodo in cui i bombardieri italiani operarono sui cieli britannici, effettuarono rischiose missioni suscitando l'ammirazione degli stessi colleghi germanici.

Per migliorarne il riconoscimento i velivoli del C.A.I. (Corpo Aereo Italiano) avevano dipinto una larga fascia gialla sulla fusoliera, 

L'area delle operazioni italiane, per i bombardieri, alle dipendenze delle forze tedesche della Luftflotte 2, era individuata al nord del 53° parallelo Nord, ad ovest del 1° meridiano Ovest ed a sud del fiume Tamigi, mentre alla caccia furono assegnati pattugliamenti dall'alba al tramonto, fra i 4.000 e i 5.000 metri, nelle zone fra Gravelines, Dunkerque, Nieuport e Ostenda.

La prima operazione offensiva sull'Inghilterra fu condotta la sera del 24 ottobre. Sedici BR.20 decollarono per attaccare il porto di Harwich. L'attacco si risolse in un fallimento: un BR.20 precipitò al decollo provocando la morte dell'intero equipaggio, due aerei persero la rotta e furono abbandonati dagli equipaggi che si lanciarono col paracadute e un quarto, effettuò un atterraggio di emergenza sull'aeroporto francese di Lilla.

Successivamente, nel pomeriggio del 29 ottobre, quindici BR.20 decollarono per attaccare i porti di Margate-Ramsgate con la scorta di trentanove CR.42 e trentaquattro G.50; questi ultimi, però, tornarono indietro a causa del loro limitato raggio di azione. Due bombardieri furono costretti a rientrare a Chièvres per avaria, un terzo atterrò in emergenza a Ostenda e i rimanenti dodici arrivarono sugli obiettivi dove furono accolti da un intenso fuoco contraereo che danneggiò diversi velivoli.

L'11 novembre la Luftflotte 2 assegnò ai bombardieri italiani il compito di eseguire un attacco su Harwich in concomitanza con un'azione tedesca su Londra, mentre ai Cant-Z 1007bis fu assegnata una missione diversiva su Great Yarmouth per attirare i caccia britannici lontano dai BR.20. I Cant-Z 1007bis avrebbero dovuto essere scortati da ventiquattro G.50, mentre altri ventiquattro aerei dello stesso tipo, insieme ai CR.42 del 18º Gruppo, avrebbero dovuto assicurare la scorta ai BR.20. Tuttavia, a causa del maltempo, i G.50 assegnati alla scorta dei Cant-Z 1007bis non riuscirono a decollare e gli altri, superata Dunkerque, riuscirono ad arrivare fino a Margate ma furono poi costretti ad invertire la rotta e a rientrare alla base. Così, i dieci BR.20 del 43º Stormo, che erano decollati alle 12:50 da Melsbroek, trovarono ad attenderli sulla Manica solo quaranta CR.42. La formazione italiana giunse su Harwich alle 14:40 e venne intercettata dalla caccia britannica. Ne seguì un violento combattimento e nonostante l'intervento della scorta, vennero perduti tre bombardieri mentre altri tre furono gravemente danneggiati. 

Harwich fu nuovamente attaccata insieme a Ipswich, un altro porto britannico, da ambedue gli stormi nelle notti del 17, 20 e 29 novembre.

Il 23 novembre, ventisette CR.42, in volo di ricognizione offensiva fra Dunkerque, Margate, Folkestone e Calais, si scontrarono con i caccia britannici a 6.000 metri a sud-est di Folkestone. I piloti italiani dichiararono di aver impegnato in combattimento una ventina di Spitfire riportando cinque vittorie sicure e due probabili; gli italiani persero due CR.42 e un terzo atterrò gravemente danneggiato e col pilota ferito sulla spiaggia di Calais. 

Poi le condizioni metereologiche peggiorarono nuovamente e gli attacchi sui due obiettivi vennero ripresi nella notte del 14 dicembre e ripetuti il 21 e 22 dello stesso mese.

Il 2 gennaio 1941 si registrò l'ultima azione del C.A.I. sul suolo inglese e, a partire dal successivo 10 gennaio, uomini e mezzi ritornarono gradualmente in patria. I G.50 della 352ª e della 353ª Squadriglia, invece, rischierati prima a Maldeghein e poi a Desvres, restarono in Belgio fino al 15 aprile 1941, eseguendo crociere protettive fra Dunkerque e Calais senza mai essere impegnati in combattimento.

Il 2 gennaio 1941 si registrò l'ultima azione del C.A.I. sul suolo inglese, il 3 gennaio 1941 il ciclo di operazioni del CAI era già stato dichiarato ufficialmente concluso e, a partire dal successivo 10 gennaio, uomini e mezzi ritornarono gradualmente in patria. . Nei dieci giorni in cui complessivamente i bombardieri italiani furono chiamati ad operare effettuarono 315 ore di volo, sganciando 54.320 kg di bombe , sui tre BR 20 abbattuti persero la vita 15 uomini. In complesso la dedizione degli equipaggi  servì a ribadire anche nel grigio cielo britannico lo slancio e l'entusiasmo degli uomini che seppero in tal modo supplire a deficienze di clima , di impostazione e purtroppo di materiali. I  G 50 della 352ª e della 353ª Squadriglia, invece, rischierati prima a Maldeghein e poi a Desvres, restarono in Belgio fino al 15 aprile 1941, eseguendo crociere protettive fra Dunkerque e Calais senza mai essere impegnati in combattimento.

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