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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
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Bombardamento aereo
1915 - 1918
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La graduale consapevolezza dell'efficacia del bombardamento aereo

Il Bollettino di guerra del Comando Supremo, del 25 maggio 1915, se­gnala la prima azione di bombar­damento compiuta dai nostri aero­plani sulle officine e sulla stazione fer­roviaria di Monfalcone. Erano tutti apparecchi di tipo francese, Farman, Caudron, Voisin, Bleriot, che non raggiungevano i cento chilometri all'ora, che portavano bombe di modestissime dimensioni ed effetto, il cui lancio verticale era compiuto con le mani perché mancavano strumenti di pun­tamento e dispositivi di lancio. Tutta la no­stra forza aerea era costituita da 6 Squa­driglie di aeroplani e da 4 dirigibili, rudi­mentale forza che messa a confronto con quella del nemico o degli Alleati poteva con­siderarsi nulla. La tragica realtà della guerra, con i suoi ammaestramenti che arriva­vano dagli altri fronti, fece subito comprendere l'importanza dell'Arma ai Comandi degli eserciti in lotta. I piloti erano 91, le scuole di pilotaggio 5, le officine costruttrici di aeroplani, sempre di tipo francese, 3.


II Corpo Aeronautico Militare da cui dipendevano le forze aeree, fu attivissimo di iniziative e di provvedimenti miranti ad affrontare la grande lotta. Fu dato impulso alle scuole di pilotaggio e di osservazione aerea, alle costruzioni, ai campi di volo. Purtroppo la fretta e l'improvvisazione causarono lutti e distruzioni: nei voli di addestramento e di trasferimento si ebbero nei primi tre mesi di guerra il 70% di perdite nel materiale e il 50% nel personale. Dopo l'incursione su Monfalcone, i nostri quattro dirigibili compirono nella prima metà di giugno incursioni e bombardamenti sui cantieri di Pola, di Fiume e di Sebenico. Dal 23 giugno al 7 luglio, durante la prima bat­taglia dell'Isonzo, furono eseguiti bombarda­menti dai nostri dirigibili, ridotti a tre per­ché uno precipitò incendiato nelle azioni su Fiume, su Trieste, Muggia, Divaccia, Sagra­do e Gradisca. Le squadriglie Farman e Voisin fecero ogni sforzo per contribuire efficacemente al buon esito della battaglia, bom­bardando le retrovie del fronte nemico. Le azioni, però, venivano spesso in­terrotte per guasti che costringevano gli equipaggi a ripetuti atterraggi di fortuna con feriti e morti. Grazie al sostenuto sviluppo industriale, in pochi mesi si poterono ricostruire ed aumentare le squadriglie equipaggiandole con i  velivoli Caproni, le più potenti macchine da bombardamento usate nel tremendo conflitto su tutti i fronti. Nel mese di agosto si costituì a Pordenone una prima sezione di apparecchi Caproni, biplani, trimotori, 300 CV, 135 km/h, quota di 4100 metri e un carico utile di esplosivo di 500 kg; un magnifico appa­recchio da bombardamento, ideato e costruito da un italiano per il quale la fede era pari all'ingegno: l'ing. Gianni Caproni, fin da allora sostenitore della guerra aerea di offesa. II primo volo sul nemico di questa nuova arma aerea, il cui nome divenne tanto popo­lare in Italia quanto all'estero, avvenne 20 agosto 1915 col bombardamento del campo d'aviazione nemico di Aisovizza (Slovenia). Queste prime azioni di bombardamento segnarono l'inizio di un prin­cipio di impiego del bombardamento che, sviluppatosi gradualmente col progredire dei mezzi e con l'aumentare del numero, portò alla costituzione di Squadriglie, Gruppi, Stor­mi nel '17 e nel '18. 

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