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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
LA CACCIA
1915 - 1918
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La caccia ebbe il suo atto di nascita nell'inverno del 1916. Le diede il suo battesimo di gloria il Capitano Francesco Barac­ca che, il 7 aprile 1916, iniziava la serie delle sue vittorie, abbat­tendo due aeroplani crociati nel cielo di Medeuzza. Alla pistola Mauser, al fucile '91, al moschetto, si erano sosti­tuite, a bordo dei velivoli, le mitragliatrici. Nei primi tempi que­ste armi non erano però adatte all'impiego aereo, perché oltre ad essere soggette ad inceppamenti frequentissimi, i caricatori erano composti di poche cartucce. Gli apparecchi da caccia impiegati dalle nostre squadriglie per tutta la durata della guerra furono Nieuport, Henriot, Spad, tutti francesi. Per alcuni quantitativi si fecero acquisti diretti presso l'industria francese, ma purtroppo non fummo sempre aiutati dagli alleati, che ci consegnarono qualche lotto di appa­recchi - Spad e Nieuport - che, per difetti costruttivi, non fu possibile utilizzare. Tutti e tre i tipi poterono poi essere costruiti dalle nostre ditte.

La caccia non sorse all'inizio della guerra, ma nacque per pro­cesso spontaneo, dalle necessità emergenti, in conseguenza delle attività del bombardamento e della ricognizione aerea. I primi combattimenti sorsero dall'incontro fortuito di velivoli che si recavano ad assolvere la propria missione bellica di rico­gnizione e bombardamento.

I risultati di questi primi scontri, a confronto della scarsa effi­cacia dell'azione da terra, con artiglieria e fucili, contro l'attività sempre più molesta e pericolosa dell'azione aerea avversaria, dimostravano l'utilità e la capacità dell'arma aerea stessa im­piegata come strumento di difesa.

La necessità di non subire, ma di imporre il combattimento esigeva alta velocità, massima facilità di manovra e fece sorgere l'aeroplano da caccia, piccolo, veloce nella salita e nella corsa, rapido nella manovra. Quest'arma fu data, presso ogni Aeronautica, ad ottimi piloti ed ebbe inizio così la lotta individuale, alla corsara. Non furono una scuola od un regolamento a dare le norme con le quali bisognava attaccare e combattere per ottenere il suc­cesso; non sarebbe stato possibile. Si trattava di cosa del tutto nuova, l'esperienza e la pratica che man mano andavano acqui­standosi erano troppo individuali, troppo sfuggevoli all'analisi, perchè si potessero subito concretare in leggi precise e com­plete. Le regole della caccia furono molto generiche, fu­rono più che altro, specie in principio, consigli e direttive. La caccia fu per eccellenza azione personale; ogni cacciatore ebbe la sua tattica, il suo stile, i maggiori « assi » ebbero ciascuno il proprio modo di avvicinare l'avversario, di attaccarlo, di sfug­girlo, di ritornare all'assalto.

I cacciatori aerei realizzarono la resurrezione dello spirito e delle leggende dei cavalieri medioevali. Come questi, essi vagavano isolati, in cerca del nemico per provocarlo a singolar tenzone; arena : il cielo; destriero : il piccolo veloce velivolo; nuova di­sfida : il duello nelle tre dimensioni; parata : la manovra im­provvisa, l'evoluzione rapidissima; colpo di lancia : la breve raf­fica sgranata a pochi metri di distanza con mira precisa, con polso fermo, con cuore d'acciaio; spettatori : i fanti dai loro posti di eroismo.

Sotto le immense navate sonore del cielo, i moderni cavalieri combattevano gli uni contro gli altri. Al canto dei motori si univa il crepitio delle armi. Ogni macchina era una cosa sola col pilota; cuore e motore erano un'unica volontà tesa alla vittoria.

I successi conseguiti nei combattimenti aerei, arrecavano grande pregiudizio all'avversario ed avevano conseguenze indirette di eccezionale portata anche perché, la lotta nel cielo, fu essenzial­mente un esempio.

Gli Assi furono una bandiera; i loro nomi divennero popolari nelle Nazioni in armi e valsero ad esaltare le virtù eroiche della razza.

Intanto aumentava il numero dei velivoli e progressivamente, fatalmente, si- determinava nella lotta in cielo quello che secoli prima si era verificato nel combattimento terrestre. Dal duello si passò alla battaglia, dal combattente isolato alle pattuglie nelle quali gli apparecchi si sostenevano l'un con i' altro. Si venne così alle formazioni omogenee, affiatate, disciplinate che approfittavano delle nubi, del sole, della quota per sorpren­dere l'avversario, si venne sul finire della guerra ai primi in­contri di formazioni contro formazioni, vere battaglie aeree. La caccia si preparava a divenire arma di massa; dopo il primo periodo glorioso della epopea cavalleresca, essa si avviava ad affrontare nuove lotte più complesse, più cruente, meno epiche, forse, ma più formidabili. La fine della guerra trovò la forma­zione della nuova tattica aerea offensiva in pieno sviluppo. Le Armate aeree odierne hanno realizzato le nuove forme di guerra nell'aria, la cui origine risale al periodo eroico e caval­leresco della caccia, che diede il fascino della leggenda alla storia, che creò personificazioni e simboli che sono la gloria dell'arma e la sua grande forza.

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