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Wilbur Wright a Roma Centocelle
1903 - 1914
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È l'alba della nostra aviazione...

L'aviatore Wilbur Wright arrivò a Roma il 1° aprile 1909. A Centocelle egli rinnovava i suoi trionfi alati di Mans e di Pau, dimostrando palesemente che per lui il volare costituiva parte integrante della sua vita.

Al suo arrivo, egli veniva ricevuto dal magg. Moris, comandante della Brigata Specialisti e uno dei membri fondatori del Circolo degli Aviatori. Il giorno prima era giunto il suo appa­recchio, accompagnato da tre fidati meccanici, i quali si misero subito al montaggio della cel­lula centrale in un'ampia rimessa di via Flaminia. 

Il 9 aprile Wilbur Wright venne ricevuto in udienza particolare dal Re interessato alle nuove idee del volo.

Giorni di febbrile attività produttiva. Fin dalla mattina del 9, il pilone di lancio e la rotaia di partenza dell'apparecchio erano approntati.

All'alba del 14 aprile, dalla via Casilina e dalla Tuscolana, automobili, carrozzelle, biciclette e ogni mezzo di trasporto affluivano verso la campagna romana. Una massa di pubblico, costi­tuito in maggioranza di sportivi, era accorso e attendeva; ma le tende dell'aviorimessa rimane­vano chiuse. Ogni tanto si vedeva Wright uscire dall'aviorimessa in maniche di camicia, fischiet­tando imperterrito, mentre all'interno ferveva un intenso lavorio.

Le caratteristiche del biplano Wright erano le seguenti: era formato da una cellula biplana di 12,50 m di apertura d'ala, distanza fra le due ali di 80 m, collegate mediante 18 mon­tanti di legno.

Superficie portante complessiva: 50 m2. Le ali erano suscettibili di un leggero mo­vimento di torsione alle estremità. Il timone di profondità era costituito da due piani paralleli, collegati nella parte anteriore a circa tre metri in avanti dalla cellula centrale. Il timone di dire­zione posteriore era composto di due superfici verticali rigidamente collegate fra loro. Il "treno di atterraggio" era costituito da due lunghi pattini, rialzati nella parte anteriore.

La lunghezza totale dell'apparecchio era di 10 metri. La partenza avveniva piazzandolo su una rotaia di lancio in legno della lunghezza di 24m. Con un gioco di pulegge e una lunga corda veniva agganciato a un peso di 700 kg. Al segnale del pilota, veniva lan­ciato violentemente in avanti, come da una catapulta.

Era munito di un motore "Barrigaud et Marre" a quattro cilindri della forza di 25-30 CV, con raffreddamento ad acqua, che metteva in moto, a mezzo di catena, due eliche di legno che roteavano a 450 giri al minuto, fissate nella parte posteriore e giranti in senso inverso, conte­nute in appositi tubi di acciaio, che servivano da guida e protezione.

All'indomani, il 15 aprile, ancora gran folla impaziente e nervosa, ma uguale delusione.

Si udivano le prove del motore, che dava segni di ritmo irregolare. Soltanto verso sera, alle 18, si apriva l'aviorimessa.

L'aeroplano usciva e, fatto avanzare su due ruote staccate, traversava il prato per venire poi piazzato sulla rotaia. Il peso al pilone che doveva dargli la spinta veniva alzato. Tutto era pronto e Wright, con la sua calma imperturbabile, dopo aver esaminato scrupolosamente il suo, appa­recchio, fischiettando, andava a sedersi sul seggiolino.

Un'ansia improvvisa invase tutti i presenti, il vedere quell'uomo che sembrava sempre distratto, incurante di quanto gli avveniva intorno, meravigliava.

Come in una telecronaca «…L'ordine vien dato, un rombo e le eliche sono in moto. L'aeroplano scivola sulla rotaia, si lancia in avanti, s'innalza. S'innalza sempre più, proseguendo in un volo sicuro, meraviglioso, verso la campagna romana. È già lontano, gira, si avvicina, passa sulle teste a venti metri, maestoso, un urlo unanime palesa tutta la commozione e l'ammirazione della folla. Wright continua a volare, si alza ancora e fila verso la torre di Centocelle, passandovi sopra. Un altro giro ancora, e calando lievemente ripassa accanto alla folla e si dirige con volo sem­pre più basso verso l'aviorimessa, dove prende terra leggermente. Un autentico trionfo. Il volo era durato dieci minuti, a un'altezza massima di trenta metri».

Il giorno dopo, 16 aprile, Wright effettuava quattro voli: il primo della durata di 10​ minuti con il suo primo allievo ten. vasc. Calderara, il secondo di 8 minuti con il ten. Savoia. Il terzo di 6 minuti col cap. Castagneris, segretario del "Club Aviatori", e il quarto di 8 minuti con l'on. Sonnino, ex presidente del Consiglio. 

Il 17 aprile venne dedicato alle lezioni degli allievi. Il 19 altri tre voli, l'ultimo dei quali, forse, egli aveva in animo di tentare già da tempo. Volle partire senza servirsi della spinta determinata dalla caduta del peso dal pilone, scivolando semplicemente sulla rotaia.

Alle ore 18, infatti, Wright metteva in azione il motore e, fra la meraviglia dei presenti, stac­cava la corda che teneva fermo l'apparecchio, il quale, con la sola spinta delle eliche, strisciava ve­loce sulla rotaia e s'innalzava dolcemente come nei precedenti tentativi.

La meravigliosa prova, fra grande entusiasmo, era riuscita.

Il 21 aprile compie sette voli. In uno di essi ripete la prova della partenza senza la spinta del peso; in un altro vola all'altezza di circa 70-80 metri; in un altro ancora porta per le vie del cielo il ministro della Marina, ammiraglio Mirabello, e poi il duca di Gallese e l'on. Maraini.

Il 22 aprile compie ancora sei voli, portando il principe Scipione Borghese, il principe Doria e il signor Teodoro Mayer.

Negli ultimi voli del 22, venne onorato della visita della Maestà Regina Margherita che si complimentò fervidamente. 

Il 24 aprile ancora cinque voli a due dei quali presenziava la Maestà del Re, che gli esprimeva le più vive congratulazioni. Portava poi in volo l'ambasciatore degli Stati Uniti Griscom, l'in­gegner Oscar Sinigaglia e successivamente la contessa Mary Macchi di Cellere, che fu perciò la prima donna italiana che abbia volato quale passeggero su aeroplano a motore.

Il 26 mattina compiva altri cinque voli, portando la signora Belville, la signora La­nino, poi il principe Mario Borghese e il cav. Ippolito Bondi.

Nell'ultimo volo con a bordo il ten. vasc. Calderara, volle tentare, per la prima volta, l'esperimento di partire senza servirsi della rotaia.

Egli slittò con i pattini dell'apparecchio sull'erba del prato per un tratto di 150 metri, dopo di che l'aeroplano, s'innalzò, compiendo una lunga evoluzione. Erano presenti alla prova gli studenti della Scuola di ingegneria, accompagnati dal Rettore dell'Università prof. Tonelli e dal prof. Ascoli che applaudivano entusiasticamente.

Wilbur Wright restò a Roma dall'1 al 27 aprile. Dal 15 al 26, e cioè in 11​ giorni, ese­guiva 67 voli, di cui 19 con passeggeri.

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