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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
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Lo Stato Maggiore A.M.

La Regia Aeronautica venne costituita, quale terza e autonoma Forza Armata, il 28 marzo 1923. Lo sforzo organizzativo e logistico che si impose, prioritario, in questa prima fase di sviluppo strutturale dell’Arma Azzurra fu quello di raccogliere in un’unica sede gli innumerevoli organismi disseminati in differenti ubicazioni nell’ambito dell’area metropolitana.


Colui che realizzò tale intendimento, non limitandosi a disporlo ma seguendone attentamente ed energicamente tutte le fasi di sviluppo – «un’opera di dimensione imperiale, in armonia con l’essenza e il divenire della Forza Armata, totalmente esente da suggestioni esterofile» – fu il Maresciallo dell’Aria Italo Balbo, astro e “asso” dell’aviazione italiana, quadrumviro del fascismo, Sottosegretario e poi Ministro dell’Aeronautica dal 1929 al 1933. Questi ricevette dallo stesso duce, primo Ministro dell’Aeronautica, pieno mandato di procedere alla realizzazione della nuova sede della Forza Armata che, lungi dal limitarsi al Palazzo stesso, comprendeva di fatto un agglomerato polifunzionale costituito dalla Scuola di Guerra Aerea, dall’Istituto Medico Legale “Benito Mussolini” (successivamente intitolato al capitano medico Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria Aldo Di Loreto, partigiano combattente, fucilato dai tedeschi il 12 novembre 1943) e dalla Caserma “G. Romagnoli” che valse all’intera area edificata l’appellativo di “cittadella Aeronautica”.


L’ingresso sul viale Pretoriano, denominato dei “Tre Archi” per il colonnato centrale che adorna la facciata principale del Palazzo, fu aperto ufficialmente il 28 ottobre 1931, associando la cerimonia d’inaugurazione del nuovo Ministero con il 9° anniversario della marcia su Roma e quindi dell’era fascista. Di fatto i lavori, iniziati il 2 agosto del 1929, terminarono certamente prima di tale data, anche perché furono condotti a ritmo di record e, in alcuni periodi, protratti nell’intero arco delle ventiquattro ore con tre turni di lavoro di otto ore ciascuno.


L’importanza conferita però al nuovo Ministero dell’Aeronautica, il cui primo titolare fu appunto Mussolini, egli stesso appassionato pilota e convinto fautore della nuova Forza Armata, fece sì che l’evento fosse volutamente e ulteriormente enfatizzato attraverso la concomitante celebrazione dell’anniversario del regime. In quella circostanza il duce, al cospetto delle massime autorità dello Stato, fu invitato dallo stesso Balbo a varcare per primo la soglia del Palazzo, «tempio della nostra più dura fatica». Avvalendosi di un comando elettrico a distanza, Mussolini attivò quindi i cancelli elettrici a scorrimento verticale che interdivano l’accesso all’arcata monumentale dei Tre Archi ove erano già riportati, incisi su lastre di travertino applicate alla facciata principale, i nomi di coloro che avevano perso la vita in attività di volo, dal 1907 in poi. Il Lapidario dei Tre Archi è pertanto considerato il monumento ai Caduti dell’Aeronautica Militare che, in tale suggestivo contesto, ne onora la memoria in occasione degli anniversari più importanti della Forza Armata, anche con la simbolica accensione della lampada votiva posta al centro del colonnato in occasione della visita effettuata dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 28 marzo 2003, nella ricorrenza dell’80° anniversario della costituzione dell’Aeronautica Militare.


Dall’ipotesi progettuale iniziale redatta dal Genio Aeronautico, subentrarono consistenti varianti in opera poiché, sebbene in un primo tempo fosse prevista una struttura architettonica e muraria tradizionale, Balbo richiese espressamente e categoricamente la disponibilità di ampissimi spazi di lavoro privi di muri divisori ma delimitati da tramezzi in legno e vetrate, sul modello open space degli uffici americani, di cui Balbo aveva avuto modo di constatare, personalmente, l’estrema versatilità, funzionalità ed efficacia. Per tali ragioni e non potendo variare le connotazioni del progetto esterno, l’architetto Marino ricorse a una struttura in cemento armato, costituita da colonne portanti di 40 metri, articolata su otto corpi di fabbrica e poggiata su fondazioni di 21 metri di profondità, con una platea in calcestruzzo spessa un metro e mezzo e ampia 10.500 metri quadri. Lo stesso architetto fu costretto, pertanto, a riprogettare “a pezzi” la fabbrica e a calcolare letteralmente, giorno per giorno, le strutture in cemento «facendo disegni sommari [...] e senza un momento di ripensamento».


«Nel 1929, su di un’area prossima al Policlinico, originariamente destinata alla Città Universitaria, fu iniziato il Ministero dell’Aeronautica dell’arch. Roberto Marino, di linee larghe e sicure, degna costruzione della Roma moderna. L’interno è concepito con criteri nuovi: grandi sale (in luogo del vecchio sistema cellulare) nelle quali si allineano i tavoli dei funzionari; i tramezzi che dividono le sale dai corridoi sono in gran parte di vetro trasparente; l’edificio vastissimo copre una superficie di circa 8000 metri quadri. Nell’area circostante sono stati eretti più tardi altri fabbricati, per enti dell’Aeronautica Militare, tutti progettati dallo stesso arch. Marino e con lo stesso carattere architettonico». Così, altrettanto semplicemente ed elegantemente, eccolo trovare elementi decorativi non evidenti ma altrimenti significativi quali le maniglie che stilizzano un profilo alare o il ricorso al “bastone di Comando”, allora segno distintivo degli ufficiali piloti, riproposto come abbellimento, elegante e affatto invasivo, delle ringhiere metalliche dello Scalone d’Onore, delle porte a vetri delle Sale degli Eroi e delle Nuvole, addirittura riportato nelle imponenti coperture dei caloriferi installati presso le Sale d’Onore.

 

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