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UV14: l’interoperabilità globale delle FF.AA. Italiane
03/06/2014
Orland - Norvegia - Ten. Antonio D'Oria - M.llo Francescorocco Tulliani
Il velivolo Tornado durante la Trial
"Nemo solus satis sapit" -  Nessuno, da solo, è abbastanza saggio - è il motto della Unified Vision 2014 (UV14), un’importante Esercitazione NATO (Trial) che dal 19 maggio a oggi ha visto operare oltre 1800 militari di 18 Paesi presso la Base aerea di Orland, in Norvegia.
La "Unified Vision" – tanti "occhi che forniscono la visione d’insieme" -  ha come scopo l’implementazione delle capacità di condividere le informazioni, in modo che tutti possano disporre di una maggiore quantità di dati e di un’analisi delle informazioni molto più accurata e quasi in tempo reale, al fine di massimizzare l’interoperabilità globale traendo il massimo da ogni singolo contributo nazionale.

 

L’attività addestrativa, che ha visto la partecipazione di oltre 130 uomini dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, ha permesso di mettere 'a sistema', ogni giorno, non solo le proprie distinte professionalità, ma anche i tanti dati e informazioni provenienti dagli assetti aerei, terrestri e navali impiegati, che sono confluiti in un unico centro di analisi del Joint Force Command (JFC) NATO, dove sono stati fusi con tutte le altre fonti intelligence disponibili e condivisi con tutti i Paesi.

 

"La UV14 - ha spiegato il Colonnello Marco Galgani, Trial manager nazionale e Capo Rischieramento del contingente italiano - ci ha dato l’opportunità di testare a fondo le nostre capacità, sia dal punto di vista tecnico che da quello dell'interoperabilità. Scopo di una Trial, infatti, è quello di valutare l'efficacia della struttura e delle procedure in uso, dal livello strategico a quello tattico". Il Colonnello Galgani ha quindi aggiunto: "A essere messa sul banco di prova durante la Trial NATO appena conclusasi, non è solo la capacità dei singoli Paesi o assetti di raccogliere o analizzare informazioni, ma anche e soprattutto quella di riuscire a condividere le stesse, di modo che tutti gli attori in campo possano disporre di una maggiore quantità di dati e di un’analisi delle informazioni molto più accurata e quasi in tempo reale (Near Real Time), al fine di massimizzare l’interoperabilità globale traendo il massimo da ogni singolo contributo nazionale. È stato questo il vero valore di un così massiccio dispiegamento internazionale di forze, durante il quale l’Italia ha dimostrato ancora una volta di poter ben figurare, tanto sul versante degli assetti quanto su quello del contributo nazionale alla raccolta, disseminazione e analisi dei dati operativi".

"Nel caso le informazioni raccolte non siano sufficienti ad ottenere una precisa analisi della minaccia - ha aggiunto il Colonnello Michele Palmieri, Comandante della componente AM della Trial - la NATO richiede l'intervento di specifici sistemi forniti dai Paesi partecipanti. È in questo momento che vengono impiegati anche i velivoli della Difesa italiana che hanno capacità di raccolta di specifiche informazioni. Queste, condivise in tempo reale con i centri di controllo NATO, sono inviate alla Cellula Interforze di fusione e analisi dati italiana (Italian Integrated Multisensor Exploitation Cell - I2MEC), schierata a supporto del JFC NATO".

 

Per il nostro contingente, peraltro, la UV14 ha assunto un particolare rilievo in vista dell’impegno richiesto agli assetti nazionali per il 2016, quando, nell’ambito della NATO Reaction Force, proprio all’Italia sarà affidata la leadership del Comando di Componente Joint Force Air Component Commander (JFAAC), ovvero la responsabilità delle attività aeree nell’ambito di un’eventuale operazione a guida NATO.

 

 

 

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