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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
PIATTAFORME STRATOSFERICHE

Cosa sono e chi le impiegherà

Se ne parla molto, ultimamente. Sono oggetto di seminari, conferenze e compaiono anche nel documento "Indirizzi del Governo in materia spaziale e aerospaziale".

Ma cosa siano esattamente non è cosa facile a dirsi in quanto, come ogni innovazione tecnologica, non rientrano nelle classificazioni attuali, tanto che alcuni le definiscono "pseudo-satelliti".

 

Cos'è una piattaforma stratosferica

Benché, a oggi, non esista una definizione normativa universalmente riconosciuta si può comunque elaborare una definizione costruttiva od operativa; per piattaforma stratosferica s'intende una piattaforma-aeromobile che possa operare nell'atmosfera al di sopra delle attuali quote massime di volo (<18 Km) e possa portare un payload per gli usi e i fini più differenti quali, ad esempio, l'osservazione del territorio, le telecomunicazioni, l'ausilio alla navigazione di precisione o lo Space Weather.

Caratteristica saliente delle piattaforme stratosferiche è l'alta quota e la persistenza su uno stesso punto o su una stessa area per periodi molto lunghi (anche mesi).

Giusto per dare un parametro qualitativo, una piattaforma, che stazioni a circa 20 km di quota, potrebbe coprire un'area di circa 500 km di raggio. Anche con una sola piattaforma attiva si potrebbe coprire un territorio vasto come la Sicilia e il mare circostante; altrimenti, con una/due piattaforme in volo, a pochi chilometri a sud dell'isola, si potrebbe sorvegliare il tratto di mare di competenza dell'Operazione Sophia, l'operazione militare di sicurezza marittima europea che opera nel Mediterraneo centrale per contrastare il traffico illecito di esseri umani, sino alle coste libiche.

 

L'ambiente in cui operano

Attorno ai 20 km di quota, equivalenti a circa 60.000 ft. (FL 600) nei cosiddetti "spazi aerei non controllati" ben al di sopra delle rotte degli aeromobili commerciali e quindi relativamente "liberi", la densità dell'aria è estremamente ridotta (circa 1/15 di quella al livello del mare) e le temperature molto basse (circa 50 gradi centigradi sotto lo zero). I venti sono nell'ordine di 30-90 km/h, mentre l'esposizione alle radiazioni ionizzanti è rilevante. Un ambiente indubbiamente ostile per il volo e per i materiali, in generale basti pensare che un pallone costituito di un materiale polimerico elastico gonfiato con un metro cubo di elio al suolo si espanderebbe fino a diventare grande come una stanza una volta salito a quota stratosferica. Facile immaginare lo stress del film di rivestimento. Anche la propulsione non è semplice: i motori a scoppio tradizionali smetterebbero di funzionare a causa delle basse temperature e della carenza d'ossigeno.

Non va, infine, sottovalutato che una della condizioni essenziali per garantire la persistenza della piattaforma in quota e per far funzionare il payload, è la disponibilità di energia elettrica sufficiente e, quindi, la disponibilità di pannelli solari flessibili e di accumulatori efficienti e resistenti a queste condizioni. A questo proposito il CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) e il Consorzio Hypatia stanno testando pannelli solari flessibili ad alto rendimento e accumulatori che garantiscano, anche a basse temperature, un numero sufficiente di cicli di carica/scarica. Tutto ciò pone delle sfide tecnologiche notevoli che, allo stato attuale, possono essere affrontate efficacemente solo dalla ricerca applicativa avanzata.

 

 

© Riproduzione riservata

 

Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 4 del 2019

 

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