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Intervista al capo di SMA gen s.a. Alberto Rosso

Dovete sapere cari lettori che entrare nell'ufficio del Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica procura sempre una certa emozione, soprattutto nell'animo di un anziano ufficiale. E non solo per la bellezza della sala affrescata da costellazioni note e meno note affondate in un avvolgente cielo tra l'azzurro e il turchese, ma soprattutto perché si ha consapevolezza che qui, in questo splendido ambiente di Palazzo Aeronautica, viene deciso il destino di migliaia di uomini e donne in uniforme azzurra, e non solo, perché qui, in una rilucente teca, viene custodita la Bandiera di Guerra dell'Aeronautica Militare, riferimento assoluto di ogni componente della Forza Armata, di ieri e di oggi. Il gen. Rosso ci accoglie con la consueta cordialità, la stessa che abbiamo avuto modo di apprezzare quando, ormai molti anni fa, lo abbiamo incontrato per la prima volta nella sua veste di pilota operativo al 4° Stormo Caccia, dove "macinava" ore di volo sull'F-104 Starfighter.

Oggi, lo ritroviamo eccezionalmente nella stessa veste di pilota militare, "reduce" da un volo conoscitivo sul T-346, la punta di lancia del sistema di addestramento al volo dell'Aeronautica Militare.

Sono passati gli anni, è aumentato il fardello delle preoccupazioni e delle responsabilità, sono cambiati i luoghi ma l'atmosfera che si genera è quella di un tempo. Non sembra passato un giorno da quell'incontro al Gruppo Volo. Un buon auspicio per un'intervista!

«Mi ritengo un uomo molto fortunato – ci dice – ho fatto nella vita quello che ho sempre desiderato, ho seguito il mio sogno di ragazzo, sono entrato in Aeronautica Militare, ho fatto il pilota, ho percorso una carriera di grandi soddisfazioni fino al vertice della Forza Armata e di questo devo ringraziare il Signore, la mia famiglia e, naturalmente, l'Aeronautica Militare e l'Istituzione Difesa nel suo complesso. Ora è il momento delle responsabilità, che sento forte. Nei confronti della storia di questa Forza Armata, nei confronti di questa Bandiera che la rappresenta e nei confronti delle migliaia di uomini e donne dell'Aeronautica Militare che da me si aspettano decisioni, si aspettano che indichi loro la strada da seguire…».

 

Ecco, Comandante appunto di questo desideravamo parlare come primo argomento. Di quale Aeronautica dispone oggi il Paese e, soprattutto, quale indirizzo intende dare per il futuro?

Guardi, come ho già avuto modo di dire sin dal giorno del mio insediamento, sono davvero grato ai miei predecessori perché mi hanno consegnato un'Aeronautica Militare in buona salute. Un'Aeronautica che nel corso degli ultimi anni ha acquisito in modo crescente competenze, capacità e consapevolezza. Una Forza Armata certamente contenuta nei numeri ma davvero equilibrata nelle sue componenti, che esprime in modo autorevole, con precisione ed efficacia i principi e le caratteristiche fondamentali del potere aerospaziale. Lo fa affermando, soprattutto con i fatti, una naturale, direi ovvia, competenza ambientale nel dominio aerospaziale. C'è stata negli ultimi dieci, quindici anni una vera e propria rivoluzione tecnica e tecnologica che ha camminato di pari passo con quella non meno importante di carattere culturale. Rivoluzione che nel nostro ambiente è spesso generata dall'acquisizione di nuove macchine, oggi da nuove tecnologie intese nel senso più ampio, ma parte sempre da più lontano. In ogni caso, il connubio aviatore-velivolo, aviatore-mezzo altamente tecnologico è sempre stato strettissimo, ha sempre caratterizzato il nostro modo di essere e la nostra stessa identità, e l'evoluzione che ciclicamente ci ha sempre riguardato è stata spesso concomitante con l'introduzione di nuovi mezzi. Viviamo tempi di rapidi e imprevedibili cambiamenti a livello globale: sono cambiati gli assetti politici, i rapporti tra Stati, il ruolo delle alleanze, è cambiata anche la minaccia e quindi la missione e tutto quello che ne consegue. Si è allargato l'orizzonte del nostro campo d'azione portandoci a dover pensare a una dottrina d'impiego del mezzo aereo che superasse i compiti tradizionali o convenzionali. Inoltre, le incredibili possibilità offerte dalla tecnologia ci permettono di affacciarci in ambienti e spazi nuovi ancora poco esplorati che ampliano lo spazio aereo fino a oggi individuato come nostro ambiente operativo, quello cioè fino a 20 km di quota.

 

a cura di Alessandro Cornacchini

Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 6 del 2018

 

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