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ITALIA - La spedizione polare di Umberto Nobile

Sono passati 90 anni da quel lontano 25 maggio 1928, quando uno dei più grandi successi della tecnica e dell’esplorazione italiana si volgeva in poche ore in tragedia e incubo. Il dirigibile Italia precipita sui ghiacci: per i sopravvissuti, per i soccorritori e per le loro famiglie inizia un dramma, ancora oggi considerato una delle più grandi sventure dell’aria. 90 anni difficili per Umberto Nobile e per la storia, che ha cucito attorno a questa spedizione dissapori, polemiche, conflitti. Una vicenda, però, che conserva in sé un risvolto epico: la prima, grandiosa operazione internazionale di ricerca e salvataggio. 

In queste poche pagine, vorrei tenermi lontano dalle diatribe tecniche, storiche e politiche che ancora affliggono la lettura del progettista campano e la sua seconda, sfortunata spedizione polare. Vorrei ricordare l’uomo: inquieto, sognatore ma pragmatico e analitico, da una parte Ulisse dantesco, dall’altra progettista e docente. Mi affascina la vita di un uomo nato nel tepore mediterraneo, legato a doppio filo al grande nord, alle lande artiche, alle esplorazioni estreme. Vorrei narrare la smania di conquista, di avventura, di sfida che l’uomo e il mezzo aereo hanno portato all’estremo del mondo, quel polo geografico di cui poco si sapeva e molto si immaginava. Cosa c’era lassù? Forse il vulcano attivo che Jules Verne immagina tra i ghiacci nel suo “Voyages et aventures du capitaine Hatteras”? Oppure catene di montagne, isole, continenti, lande abitabili raggiunte da correnti calde? Risulta difficile, oggi, epoca di satelliti, GPS, Google Maps, pensare che solo 90 anni fa poco o niente si sapesse circa la morfologia, il clima, l’aspetto dell’Artide. 

La romantica pulsione di spingersi verso l’ignoto ha lasciato il posto a un’ordinaria assuefazione, che si compie tra le navigazioni online e migliaia di scie di condensazione che affollano il cielo. Ancora oggi non sappiamo con esattezza chi per primo abbia calpestato il Polo Nord geografico: Cook nel 1908? Peary nel 1909? Kuznetsov o Gordiyenko nel 1948? Fletcher nel 1952? Senza contare le spedizioni di Parry, De Long, Nansen, Andrée e molti altri, che ci provarono con navi, mongolfiere e aerei. L’esploratore norvegese Roald Amundsen e il magnate statunitense Lincoln Ellsworth, ad esempio, acquistano nel 1925 due Dornier Wal, prodotti dalla CMASA di Marina di Pisa. Raggiungono gli 87° 44’ N prima che un incidente li obblighi a rientrare fortunosamente. 

Oggi sembra appurato che a sorvolare il Polo non sia stato il trimotore Fokker F.VIIa di Richard Byrd e Floyd Bennett, il 9 maggio del 1926. È invece comprovato che la spedizione Amundsen-Nobile- Ellsworth con il dirigibile N1 Norge, proveniente da Roma e poi dalla Baia dei Re, abbia raggiunto il Polo alle 01:30 del 12 maggio 1926, proseguendo poi verso l’Alaska per atterrare a Teller. Dopo l’insuccesso con gli aeroplani nel ‘25, Amundsen aveva visto nel dirigibile il mezzo in grado di effettuare in sicurezza il volo polare. Acquistato il Norge attraverso l’Aero Club Norvegia dallo SCAC (Stabilimento Costruzioni Aeronautiche), coinvolto il progettista e pilota Umberto Nobile, raccolto un equipaggio internazionale di grande capacità tecnica, Amundsen sfidò nuovamente il Polo Nord. Il successo del dirigibile italiano, un semirigido di 106 metri di lunghezza per un volume di 18.000 m3 (piccolo e compatto rispetto alle aeronavi rigide contemporanee) convinse il mondo della bontà della formula. Il “Norge” non era stato il primo, né sarebbe stato l’ultimo dirigibile pensato per un volo polare. Dopo il successo del 1926, gli studi di Umberto Nobile si concentrarono su un dirigibile semirigido più grande e robusto, lo N5 da 55mila m3. Il progetto non ebbe seguito e quando si decise a intraprendere una nuova missione al Polo, questa volta tutta italiana, dovette ripiegare sullo N4, gemello del Norge.

testi e illustrazioni di Massimiliano “Max” Pinucci (tratte dal libro “Airships. Designed for greatness, the illustrated history)



Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 3 del 2018
 

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