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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
#AM95 verso il futuro

A margine degli eventi per il 95° anniversario della costituzione dell'Aeronautica Militare, il Sottocapo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, gen. s.a. Settimo Caputo, condivide con i lettori della Rivista Aeronautica le proprie impressioni sul presente e sul futuro della Forza Armata.

Come abbiamo ricordato solennemente il 28 marzo a Firenze e ovunque in Italia e nel mondo sia presente personale della Forza Armata, quest'anno ricorre il 95° anniversario della costituzione dell'Aeronautica Militare. Un traguardo importante che giunge in un momento assolutamente particolare per la Forza Armata, impegnata e determinata a rispondere a dinamiche che per il futuro si preannunciano sempre più complesse e incerte. Nello scenario nazionale, l'organizzazione "Aeronautica Militare" sta vivendo, infatti, un imprescindibile momento di rinnovamento, particolarmente complesso e variegato nella sua composizione. Stiamo lavorando su soluzioni realistiche a un'inevitabile e robusta riduzione di personale imposta da un combinato di provvedimenti che richiederà decisioni importanti da un punto di vista organizzativo e territoriale, ma anche nel campo della revisione dei processi, cioè nel modo di lavorare evitando le duplicazioni. Per assicurare con meno personale una "business continuity" che non faccia sconti sulla qualità e quantità del servizio che siamo chiamati a fornire (la prontezza operativa per svolgere le missioni assegnate in Patria e fuori) è necessario rivedere in maniera innovativa, ma concreta, tutte le aree funzionali in cui l'Aeronautica Militare è ingaggiata. Mettere lo Stormo al centro non è uno slogan, ma una sintesi del fatto che le attività di "corporate" sono al servizio dell'operatività e che dobbiamo cambiare numerosi paradigmi in modo da liberare risorse umane, finanziarie e materiali per garantire un output operativo in linea con il livello di ambizione nazionale. Nel campo delle capacità aerospaziali il dilemma da risolvere è relativo al giusto compromesso tra investimento, ricerca e ritenzione delle tecnologie chiave, quantità dei materiali e funzionamento efficiente di ciò che abbiamo. Il compromesso da raggiungere deve tenere in considerazione che ciò che eroghiamo sia più utile al Paese e che sia coerente con gli indirizzi interforze, di "sistema Paese" ma anche della Difesa Europea (oltre che NATO), perché è in questi ambiti che siamo chiamati a operare. Ciò implica un focus particolare sulle capacità abilitanti che il Potere Aereo principalmente è in grado di esprimere a beneficio delle altre Forze Armate e in ottica duale, a partire dalla superiorità conoscitiva, alla mobilità, passando per la Difesa Aerea e la capacità d'ingaggio. È altrettanto chiaro che aree quali la cyber defence, la modelling & simulation, la guerra elettronica, il personnel recovery e l'addestramento al volo richiedono nuovi modelli progettuali a cui ci stiamo dedicando intensamente, cercando di dimensionare le capacità affinché, oltre che credibili siano finanziariamente sostenibili ma anche gestibili con una forza che va verso le 33.800 unità militari. Un accenno doveroso va all'integrazione in servizio di capacità particolarmente performanti e tecnologicamente evolute. Mi riferisco in particolare ai velivoli F-35, Typhoon, CAEW (Conformal Airborne Early Warning, ndr) e T-346A, all'elicottero HH- 101A e al sistema radar Sirius. Questi sistemi, che si trovano in fasi diverse di "in service", costituiscono "driver" importanti che accompagneranno il cambiamento del modo di operare della Forza Armata, ma anche della Difesa. 

di Settimo Caputo


Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 2 del 2018

 

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