Ignora comandi barra multifunzione
Torna a contenuto principale
Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
SINGAPORE AIRSHOW 2018
Possiamo affermare, senza paura di essere smentiti, che nessuno slogan è mai stato più indovinato come quello utilizzato quest’anno per il Singapore Airshow: “Asia’s largest aerospace and defence event”. Avevamo partecipato in passato a diversi Saloni orientali e più volte a quello singaporiano, ma mai ci saremmo aspettati, per questa edizione, un’affluenza di visitatori così elevata, né una così ampia varietà di aziende espositrici e di velivoli in mostra statica. Che in generale il continente asiatico fosse “una valvola di sfogo” commerciale per tutti i Paesi maggiormente industrializzati era cosa nota, in particolare per la grande crescita economica dell’area e per densità di popolazione, ma la kermesse svoltasi al Changi Exhibition Center, all’interno del futuristico aeroporto internazionale di Singapore, ha superato ogni più rosea aspettativa, collocando l’Airshow tra i Saloni aerospaziali più importanti e all’avanguardia a livello internazionale. 
A confermarlo sicuramente i numeri in costante crescita rispetto alle edizioni precedenti, con oltre 100mila presenze nei due giorni di apertura al pubblico, il 10 e l’11 febbraio. Ma questo non è stato l’unico fattore che ci ha indotto a catalogare questo appuntamento tra quelli “irrinunciabili”: tra le novità di questa edizione, infatti, si registra il grande interesse riservato dagli organizzatori alle start up di tutto il mondo. 
Tale scelta ha dato quel “quid” in più alla kermesse favorendo una fascia importante di addetti ai lavori che hanno trovato nella città-Stato orientale terreno fertile per i loro investimenti. La rassegna singaporiana, come detto, ha ottenuto numeri di rilievo con 287 delegazioni provenienti da oltre 80 Paesi e più di 1.000 aziende di settore. Rispetto alla passata edizione, l’Airshow ha registrato il 10% in più degli operatori commerciali e il 70% di società che già ha confermato la propria partecipazione all’edizione del 2020. 
Non è stata, però, un’edizione caratterizzata da commesse faraoniche, complice sicuramente la crisi economica che coinvolge il settore e che ha trasformato i Saloni internazionali in grandi vetrine espositive delle più recenti tecnologie nel campo dell’aerospazio e della Difesa. Da qualche anno, i nuovi parametri di giudizio sulla buona riuscita o meno di un evento internazionale non sono più legati ai numeri generati dal “giro d’affari”, ma da quelli che riguardano la partecipazione degli espositori, delle delegazioni straniere e del grande pubblico. In questa direzione, la rassegna singaporiana ha prodotto poco in termini di nuovi ordini per i due colossi Boeing e Airbus. 
Con un pizzico di stupore da parte nostra, l’azienda protagonista della manifestazione asiatica è stata, invece, Embraer. In mostra statica, in posizione di pregio, la società brasiliana ha esposto il suo ultimo prodotto di punta, il velivolo commerciale E190-E2, soprannominato, non a caso, “Profit Hunter”. Embraer punta molto su questo velivolo regionale di nuova generazione, auspicando grandi ritorni economici. Dopo aver esposto l’“E2” al Salone di Parigi dello scorso anno con una livrea speciale raffigurante un’aquila, il velivolo ha fatto il suo debutto al Singapore Airshow con un gigantesco muso di tigre sulla parte anteriore del jet, in segno di rispetto verso il continente asiatico. 
Accolti calorosamente dai responsabili del gruppo brasiliano, siamo riusciti a visitare il velivolo regionale con una guida d’eccezione, il comandante, che dal continente sudamericano lo ha portato sino in Asia. «L’E190-E2 è un velivolo di ultima generazione – ci ha detto seduto nel cockpit accanto a noi – una macchina con la quale vorremmo sbaragliare la concorrenza nel settore dei regionali. Il suo punto di forza è senza dubbio nel ridotto consumo di carburante che garantisce un rispramio del 20-30% rispetto al suo predecessore». 
Con John Slattery, commercial aviation chief Embraer, parliamo, invece, dei programmi di espansione commerciale nell’area del Sud-Est asiatico: «A differenza di Europa e Stati Uniti che richiedono principalmente una configurazione a due/tre classi – dichiara Slattery – i vettori lowcost e le compagnie aeree del Sud-Est asiatico sono interessate, principalmente all’“high density configuration” a 146 posti». 
Ma l’“E2” non è l’unico “cacciatore di profitti” per il gruppo di São Paulo: positive notizie giungono anche dal velivolo da trasporto tattico KC- 390. 
Nel giorno di apertura del Salone, la società di servizi aeronautici SkyTech ha firmato con Embraer una LOI (Letter Of Intent) che prevede un ordine fino a sei velivoli. 

servizio speciale di Antonio Calabrese e Luca Ricci

Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 1 del 2018
 

Questo sito utilizza cookie tecnici e analitici, anche di terze parti, per migliorare i servizi.

Se vuoi saperne di più clicca qui. Continuando la navigazione accetterai automaticamente l’utilizzo dei cookie.