Ignora comandi barra multifunzione
Torna a contenuto principale
Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
Skip Navigation Links Comunicazione > Editoria > Rivista Aeronautica > Archivio > RA_2018_01 > Minaccia Cyber e Sicurezza Internazionale
Minaccia Cyber e Sicurezza Internazionale
Sul tema il ministro della Difesa è intervenuto, l’8 febbraio scorso, a ITASEC 2018, la seconda conferenza nazionale sulla sicurezza informatica organizzata al Politecnico di Milano dal Laboratorio Nazionale di cyber security del CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica).

Quello della sicurezza cibernetica è un tema complesso rispetto al quale, però, stiamo assistendo a una crescente collaborazione fra attori pubblici e privati. Il che – come ho potuto personalmente verificare nella mia esperienza nella politica, nelle istituzioni e alla guida di un’amministrazione pubblica, non è generalmente facile o scontato. Nel caso della difesa cibernetica, invece, mi sembra, si sia partiti con un approccio differente. 
Qui la collaborazione, anzi la stretta interazione fra tutti gli attori, è, infatti, il punto di partenza, non il punto di arrivo, e questo è avvenuto perché chi ha la responsabilità di organizzare e guidare queste attività, ha saputo impostare il lavoro su basi nuove e pienamente rispondenti alle necessità. 
L’esigenza stessa della sicurezza cyber nasce dalla constatazione che oggi il mondo del web è “abitato” e “vissuto” da milioni – anzi direi miliardi – di soggetti i quali, in buona parte, agiscono autonomamente e indipendentemente l’uno dall’altro. Questa è la potenza incredibile della rete, ma, sfortunatamente, anche la sua più grande vulnerabilità. 
Per continuare a poter usufruire pienamente delle immense risorse che ci mette a disposizione la tecnologia dell’informazione, dobbiamo necessariamente dedicare attenzione e risorse alla sicurezza dell’ambiente cibernetico. Questo mondo “virtuale” – lo scopriamo ogni giorno con maggiore chiarezza – è popolato da fatti reali e concreti che toccano la vita dei cittadini, delle imprese, delle istituzioni. Molto semplicemente, non possiamo fare a meno di questa tecnologia e di queste risorse. 
Si tratta di beni essenziali per la nostra società, ed è nostro dovere tutelarli, mantenerli integri e garantirne a tutti la fruibilità. Non posso quindi che condividere pienamente la scelta di elaborare un nuovo Libro Bianco sulla sicurezza cibernetica perché, da un lato obbliga a far coesistere fra di loro i concetti e le idee e, dall’altro, fornisce una traccia fondamentale per orientare il lavoro di chi è chiamato a occuparsi del problema. Possiamo allora affermare che la conoscenza dei rischi per il sistema economico, per l’industria, per i servizi, determinati da azioni ostili e criminali sulla rete, rappresenta ormai un patrimonio condiviso. Per contro ancora non è diffusa la competenza, ma di certo lo è la consapevolezza della minaccia, e questo è già un primo importante passo in avanti compiuto in questi ultimissimi anni. 
Tra gli argomenti sui quali si deve ancora investigare ci sono quelli che anche il Libro Bianco appena richiamato identifica come rischi per la democrazia. Un esempio? Le “fake news” di cui tanto si parla di questi tempi, tossine inoculate con estrema perizia negli organismi sociali, per facilitare poi l’attuazione di disegni che possono avere anche carattere eversivo. Non è colpa di internet, o dei social media, lo sappiamo, però questa è una minaccia seria e potenzialmente devastante. 
Come ministro della Difesa mi devo occupare innanzitutto della sicurezza internazionale, ambito nel quale, io temo, siamo ancora nella situazione in cui solo pochi specialisti hanno la consapevolezza dei rischi rappresentati dalle operazioni ostili nello spazio cibernetico. Operazioni che, con la loro dinamica peculiare, hanno la capacità di produrre effetti in altre dimensioni, quella fisica e quella delle percezioni, rispetto a quelle delle “operazioni cinetiche” e delle “operazioni nella sfera informativa”. 
Da qui la maggiore complessità dei conflitti che, sempre più nel mondo reale, hanno natura ibrida, svolgendosi in parallelo su tutte le dimensioni. Rispetto alla nuova minaccia esiste oggi una forte vulnerabilità per tutti gli Stati e per il sistema di sicurezza internazionale nel suo complesso. Le potenzialità offensive degli attacchi cibernetici sono elevatissime, mentre le capacità difensive rischiano di risultare tardive. Per non parlare della difficoltà di individuare e attivarsi nei confronti dei rispettivi responsabili. 
L’eventualità più probabile è che il conflitto possa accendersi in un ambito non immediatamente percepibile; che rimanga celato per un po’ di tempo; che restino indistinti gli attori e i loro fini. Dunque un attacco cibernetico di ampia portata può essere sia il risultato dell’azione di hacker, che operano magari con fini criminali o anche ideologici, oppure la fase iniziale di una vera e propria guerra, destinata di lì a poco a tramutarsi in uno scontro militare tradizionale. Non è quindi difficile immaginare, a questo punto, quanto simili dinamiche possano essere pericolose per la pace e la sicurezza internazionale.
di Roberta Pinotti


Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 1 del 2018

 

Questo sito utilizza cookie tecnici e analitici, anche di terze parti, per migliorare i servizi.

Se vuoi saperne di più clicca qui. Continuando la navigazione accetterai automaticamente l’utilizzo dei cookie.