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IL PREZZO DELLA “WAR OF CHOICE” IL CONTRIBUTO A.M. AL POTERE AEROSPAZIALE

In queste pagine l'articolo che, per l'anno accademico 2016-2017, è valso a quattro ufficiali frequentatori del 7° Corso Formazione Direttiva Avanzata il premio Douhet-Mitchell, il riconoscimento che, dal 1984, viene tributato al migliore «elaborato scritto sulle prospettive militari aerospaziali in un contesto nazionale, europeo e internazionale».

L' attacco alle Torri Gemelle del settembre 2001 ha segnato una svolta epocale nella storia contemporanea. Al di là della magnitudo "fisica" dell'attacco, sicuramente superiore per gravità a quanto fino ad allora accaduto nella storia, l'impatto mediatico, sociale e, di rimando, politico e strategico scaturito, ha comportato una totale ridefinizione del concetto di sicurezza collettiva. 

Combattere "fuori" per difendersi "dentro" è probabilmente un'estrema semplificazione di un nuovo concetto di difesa, che ispira e caratterizza sempre più i conflitti iniziati (e non tutti conclusi) dal 2000 a oggi. Per quanto semplicistica, invero, poco si allontana dalla realtà. Lo strumento militare è, per l'appunto, uno degli strumenti attraverso cui si estrinseca il potere politico di un Paese, tanto quanto la diplomazia, l'economia e altri. Come gli altri, esso non può quindi essere indipendente, nei criteri di applicazione, dagli aspetti legati all'opinione pubblica, dal consenso. La politica nasce dal consenso, l'opinione pubblica non può quindi non influenzarne le scelte. 

Di rimando, i criteri di utilizzo dello strumento militare non possono prescindere dal contesto sociale e culturale di un Paese. Nell'ambito dell'evoluzione e sviluppo del proprio Strumento militare, l'Italia si sta dotando di nuove capacità, oltre a implementare quelle di cui è già in possesso, per affrontare nel modo più efficiente ed efficace possibile l'intero spettro del "modern warfare"; nello specifico ambito del Potere Aerospaziale, capacità tese a permettere, da un lato, di essere presente in tutto lo spettro delle operazioni aeree, dall'altro, di offrire e fornire capacità sempre estremamente appetibili in contesti joint e combined, in nome di una sempre più ricercata interoperabilità tra piattaforme. 

Nel contesto socio-culturale italiano odierno, può la politica pensare di perseguire i propri scopi mediante impegni massicci in operazioni belliche fuori dai confini nazionali ("war on terrorism", "irregular wars", ecc.)? Può l'implementazione di tali preziose capacità permettere al Paese di fornire il proprio contributo fattivo alla sicurezza e alla stabilità propria e, di concerto, della comunità internazionale, con forme che possano essere condivise da una più ampia parte dell'opinione pubblica? Scopo del presente elaborato è mettere in relazione tali concetti, ipotizzando una "way-ahead" che permetta allo strumento militare (nello specifico, le capacità precipue del Potere Aerospaziale) di rimanere imprescindibile assetto della politica di sicurezza nazionale e internazionale. 

di Giorgio Bucci, Zaccheo Cerbone, Cristian Di Matteo e Pasquale Savino*  


Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 6 del 2017

 

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