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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
37° STORMO

Atterrando sull'aeroporto di Trapani, vedendo la distesa di mare che ci circonda e, in lontananza, le prime coste del Nord Africa, ci si rende conto, da subito, dell'importanza geo-strategica di questa zona. Bastano pochi minuti di auto per raggiungere, dall'aeroporto civile, i cancelli d'ingresso del 37° Stormo e i ricordi ci assalgono numerosi, riportando alla mente la nostra ultima "visita" a questo Reparto dell'Aeronautica Militare durante l'operazione NATO "Unified Protector". In quell'occasione, il sedime di Birgi è stato il fulcro di gran parte dell'attività con più di sei mesi di operazioni che hanno visto assetti italiani e stranieri impiegati senza soluzione di continuità per dare seguito alla risoluzione dell'ONU n.1973. Siamo stati inviati lì per molti giorni per "raccontare", in presa diretta, l'intensa attività aerea e non solo. Lo Stormo, nel 2011, impiegava gli F-16ADF, ma la fine dell'operazione ha coinciso, di fatto, con il termine del programma "Peace Caesar", che altro non era se non un accordo di leasing con l'aeronautica statunitense per l'utilizzo dei "Viper". 47mila ore di volo, grandi successi e una partecipazione massiccia degli F-16 alle missioni sulla Libia hanno senza dubbio favorito la transizione del 18° Gruppo sull'Eurofighter 2000, con un piano di conversione che, in tempi brevissimi, ha portato i piloti a raggiungere la FOC (Final Operational Capability) prevista per il nuovo velivolo. La crisi libica del 2011 ha puntato i riflettori sull'importanza strategica della base di Trapani e la stessa Forza Armata, conclusa l'operazione, ha deciso di inquadrare il 37° Stormo in un nuovo "framework capacitivo". «Il salto di qualità di Birgi – ci dice il comandante del Reparto siciliano, il col. pil. Salvatore Ferrara – si è concretizzato proprio nel contesto della crisi libica. In molti, infatti, credevano che con la restituzione degli F-16 ci sarebbe stata una sorta di declino per il "37°". Tuttavia, grazie alle "lessons learned" fornite all'Aeronautica Militare dall'esperienza del 2011, ci si è resi conto dell'importanza di una base avanzata e così performante, nel delicato contesto del Mediterraneo, ad un passo dalle attuali zone "calde" del Mondo». È iniziata, così, una nuova storia dello Stormo: «Non solo non siamo stati ridimensionati, come era previsto – continua il col. Ferrara – ma, secondo criteri di versatilità, flessibilità e agilità, sono state attuate metodologie innovative che hanno permesso al "37°" di dotarsi di un'indiscutibile capacità nell'ambito della Difesa Aerea». Per non disperdere il know-how acquisito dalla base di Trapani nel corso dell'operazione "Unified Protector" «si è deciso di trasformare il "Trentasettesimo" in una base polivalente e di assegnare al 18° Gruppo Caccia gli allora nuovi caccia da superiorità aerea dell'A.M., gli Eurofighter 2000», precisa il comandante. «La competenza nell'ambiente aerospaziale – prosegue – richiede un elevato grado di specializzazione e un alto livello di tecnologia applicata. Per questo motivo, posso affermare con orgoglio, da "ex 104ista", che oggi disponiamo di mezzi all'avanguardia e sofisticati, come l'F2000, che ci consentono di svolgere al meglio le nostre attività».

Dal punto di vista prettamente operativo, infatti, lo Stormo ha mantenuto una rilevante capacità di Difesa Aerea per rispondere alle esigenze di sicurezza del settore meridionale del nostro spazio aereo, mentre il 4° Stormo di Grosseto, anche con una coppia di Eurofighter rischierati dal 18 gennaio scorso sulla base di Istrana (Treviso), copre le esigenze del centro nord e della Slovenia e il 36°di Gioia del Colle si spinge verso il sud-est, sino all'Albania. «Dopo i noti eventi dell'11 settembre 2001 – sottolinea il col. Ferrara – la Difesa Aerea non si è occupata soltanto dell'intrusione di eventuali minacce di tipo militare, come eravamo abituati a fare durante la Guerra Fredda, ma ha dovuto fronteggiare nuove e subdole minacce, come quella che vede gli aeroplani civili impiegati come armi di azioni terroristiche».

 

di Antonio Calabrese e Luca Ricci 


Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 4 del 2017

 

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