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OPTSAT-3000 Il nuovo sistema satellitare della Difesa italiana

Non è certo una novità per il lanciatore polivalente "made in Italy" che, dal suo debutto nel 2012, ha garantito una piena affidabilità in tutte le sue missioni. In questo caso, tuttavia, il suo compito è stato particolarmente importante: il payload di questo "viaggio", infatti, era costituito da due satelliti per l'osservazione della terra, il Venμs, franco-israeliano con finalità scientifiche, collocato nella slot inferiore dell'adattatore al carico utile VESPA (VEga Secondary Payload Adapter) e l'OPTSAT-3000, il programma satellitare del Ministero della Difesa italiano. Questo lancio rappresenta per il nostro Paese un importante passo in avanti nella direzione fissata nel "Libro Bianco", il documento redatto dal Ministero della Difesa per indicare gli obiettivi che dovranno essere perseguiti nel breve e medio periodo per far sì che tutte le risorse nazionali, militari e civili, siano in grado di concorrere, in un contesto di condivisione delle capacità, alla tutela dei nostri interessi, sia in Patria che al di fuori dei confini. In realtà, si tratta di un "consolidamento capacitativo" visto che l'Italia può già contare sulle prestazioni della costellazione COSMO-SkyMED, il sistema italo-francese frutto di un accordo intergovernativo bilaterale siglato nel 2001 e composto da quattro satelliti radar italiani in banda X e di due ottici francesi (Pleiades). A partire dal 2018, poi, entreranno in orbita i satelliti di seconda generazione, due nuove unità tecnologicamente migliorate che garantiranno performance ancora superiori e saranno in grado di interoperare anche con OPTSAT-3000, per un'accurata copertura ottica e radar del globo.«L'Italia grazie al satellite OPTSAT-3000 – ha dichiarato il Ministro della Difesa sen. Roberta Pinotti – si è dotata di un importante strumento in grado di potenziare la capacità di difesa e sicurezza». «Il programma – ha proseguito – frutto dell'eccellenza industriale del nostro Paese, consentirà di mettere insieme la visione radaristica fornita dalla costellazione COSMO-SkyMed, con quella ottica di OPTSAT e permetterà di avere informazioni precise in risposta ad esigenze che nascono dalla Difesa ma potranno essere messe a disposizione del Paese e dei vari Enti, come ad esempio in caso di terremoti, alluvioni o incendi». Si tratta, in pratica, del concetto del "Dual Use" delle tecnologie, in questo caso militari, che sono in grado di fornire un importante contributo nel contesto della sicurezza nazionale.

Le Forze Armate, le Agenzie Governative e, più in generale, gli utenti istituzionali potranno, così, operare e condividere le proprie risorse, per garantire un flusso informativo fluido e fruibile. Dal punto di vista tecnologico il "gioiellino" messo in orbita lo scorso 2 agosto rappresenta lo "stato dell'arte" in termini di acquisizione ottica di immagini ad alta risoluzione. Il tutto grazie a Jupiter, una lente di circa 70 centimetri in grado di garantire una risoluzione inferiore ai 40 cm. Un aspetto fondamentale per le capacità italiane perché completa la gamma dei "prodotti" di COSMO-SkyMed che, con la tecnologia ad apertura sintetica, consente di scattare foto attraverso le nuvole e in assenza di luce solare a discapito, però, di una più bassa risoluzione. In questo modo il sistema della Difesa non dovrà più appoggiarsi all'Helios 1 e 2 francesi per prodotti di questo genere raggiungendo un'autonomia in questo delicato settore. «In un momento di rischi nuovi e consolidate minacce, in cui abbiamo missioni in varie parti del mondo, il lancio di questo satellite è di profondo significato, perché il ruolo internazionale che gioca un Paese dipende dalle capacità reali che sa esprimere sul piano operativo», ha dichiarato il capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Claudio Graziano, all'evento celebrativo di ritrasmissione del lancio nella nuova sede del Segretariato Generale/Direzione Nazionale degli Armamenti presso l'aeroporto di Roma-Centocelle. «Se non si hanno informazioni e dati precisi non si ha la possibilità di operare – ha aggiunto il gen. Graziano – questo satellite ci permetterà di disporre di dettagli utili a gestire in sicurezza le nostre operazioni».

di Antonio Calabrese ed Emanuele Salvati

 


Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 4 del 2017

 

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