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Riflessioni sul G7 di Taormina

Il comunicato del G8 che si tenne in America nel 2004, sotto la presidenza di George W. Bush, contava, nella sua versione inglese 38.517 parole ed era il più lungo dall'inizio di questi vertici verso la metà degli anni Settanta del secolo scorso. Quello del G7 riunito a Taormina nel maggio del 2017 ne conta circa 4.200 e la sua lunghezza è probabilmente un terzo di quella dei comunicati rilasciati dall'inizio del secolo. È possibile che la presenza di un nuovo presidente degli Stati Uniti, entrato alla Casa Bianca nel gennaio di quest'anno, abbia costretto i redattori a usare formule più brevi e sfumate per alcune delle questioni controverse su cui Donald Trump ha posizioni alquanto diverse da quelle degli altri capi di Stato e di Governo.

I nodi più imbrogliati e le questioni più spinose erano immigrazione e clima. In materia di migrazioni il passaggio del comunicato che le concerne dice: «Riconosciamo la necessità di portare aiuto ai rifugiati il più vicino possibile ai loro Paesi di origine e di metterli in condizione di tornarvi in sicurezza per contribuire alla loro ricostruzione. Al tempo stesso, pur ribadendo i diritti umani di tutti i migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati, individualmente e collegialmente, di controllare i loro confini e di instaurare politiche dettate dall'interesse e dalla sicurezza nazionali». La formula ha evitato la rottura con il presidente americano, ma piacerà purtroppo ai membri dell'Unione Europea e ai partiti politici che sono ansiosi di eludere i vincoli del Trattato di Schengen.

Sul clima, la rottura con Trump non poteva essere evitata ed è stata gestita, tutto sommato, con una meritevole franchezza. Dopo un paragrafo sulla necessità di fare un uso oculato e prudente dell'energia nucleare, il paragrafo successivo dice: «Gli Stati Uniti stanno rivedendo le loro politiche in materia di cambiamento climatico e sull'accordo di Parigi; e non sono quindi in condizione di condividere il consenso su queste materie. Rendendosene conto i capi di Stato e di Governo di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, e i presidenti del Consiglio Europeo e della Commissione Europea affermano nuovamente il loro fermo impegno a mettere in atto rapidamente l'accordo di Parigi, come già deciso al Vertice di Ise Shima». Gli altri paragrafi del comunicato sono dedicati alle grandi questioni del momento, dalla crisi siriana alla crisi ucraina, dal problema della crescente ineguaglianza fra ceti sociali (un risultato non sufficientemente previsto della globalizzazione) all'utilità del libero commercio, dalla necessità di una politica coordinata per il futuro del continente africano, alla promozione della donna. A proposito della crisi siriana vi è un appello a Russia e Iran perché facciano uso della loro influenza nella regione, e vi è un riferimento positivo al processo negoziale di Astana, dovuto alla Russia.

Ma sulla crisi ucraina vi è un passaggio dedicato alle sanzioni decretate contro Mosca dopo l'annessione della Crimea che non modifica il tono di dichiarazioni precedenti. Tutti si dichiarano pronti a rimuoverle, ma altrettanto pronti a imporne altre se le azioni russe lo giustificassero.

di Sergio Romano


Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 3 del 2017

 

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