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Ministero della Difesa
Aeronautica Militare
È L’ERA dell’IPERSONICO?

Molti nostri lettori si chiederanno se è già l'era del volo ipersonico. Noi, logicamente, non possiamo rispondere a un quesito del genere, in una materia di così grande complessità; possiamo, però, affermare con certezza che molti sono stati i passi in avanti fatti nell'ultimo decennio.

Il volo ipersonico è sicuramente il futuro, sia in ambito scientifico, sia in ambito commerciale. Se si pensa che con queste tecnologie si potrebbe volare da Roma a Sydney in solo due ore, a velocità che doppiano abbondantemente quella del suono, si intuisce facilmente quanto interesse ci sia intorno all'argomento. Lo scorso 23 maggio abbiamo assistito a un'interessante conferenza dal titolo "Il volo ipersonico tra competizione tecnologica e cooperazione. Il ruolo dell'Italia".

L'argomento, che proprio ultimamente riscuote grande attenzione, dopo gli esperimenti fatti in Australia sullo scramjet, rappresenta una delle frontiere più interessanti e intriganti dell'aerospazio con molte opportunità di sviluppo e applicazione. La decisione di costituire un gruppo di lavoro che studiasse il volo ipersonico è stata presa dal CESMA (Centro Studi Militari Aeronautici), all'indomani del primo simposio internazionale in materia, svoltosi nel 2014 nella sede dell'Agenzia Spaziale Italiana, a Roma.

Il Centro affidò al generale Giuseppe Cornacchia il coordinamento di questo gruppo di ricerca con un target ben preciso: definire le possibilità e le capacità dell'Italia di ricoprire un ruolo di rilievo in questo nuovo ambito del progresso aerospaziale. Durante quest'ultimo incontro sono venuti alla luce i risultati dello studio, illustrati da una squadra d'eccellenza: il gen. s.a. Giovanni Sciandra, presidente nazionale dell'Associazione Arma Aeronautica, il direttore generale di ANESTI, prof. Eutimio Tiliacos, il dott. Fabrizio Cobis della direzione generale per il Coordinamento, la Promozione e la Valorizzazione della Ricerca del MIUR (Ministero Innovazione Università e Ricerca), il gen. Vincenzo Camporini, vice presidente dell'Istituto Affari Internazionali, già capo di Stato Maggiore della Difesa e, ovviamente, il già citato gen. Cornacchia. L'evento è stato moderato dal direttore del CESMA, gen. isp. Nazareno Cardinali.

Al gruppo di lavoro hanno anche preso parte e fornito un grosso contributo le principali industrie nazionali, piccole e medie imprese, università, centri di ricerca e altri enti istituzionali, tra cui un ingente apporto è stato fornito dall'Aeronautica Militare. Nell'ambito dell'incontro è stato identificato e tracciato un possibile percorso che consentirà al Paese, nel lungo e medio periodo, di mantenere un ruolo di primo piano nel settore del volo ipersonico, in considerazione dei recenti programmi che sono stati sviluppati.

 Il gen. Cornacchia, dal canto suo, ha illustrato le diverse iniziative europee e mondiali in itinere. Gli Stati Uniti furono i precursori in materia, tanto che già negli anni 60 con l'X-15, un velivolo pilotato sganciato in quota da un B-52, riuscirono a raggiungere i 108 km di quota, superando 6 mach con l'ausilio di un propulsore a razzo, per poi rientrare in volo planato. In ambito europeo i progetti sono finalizzati all'acquisizione di una capacità continentale di accesso allo Spazio, per ricerca scientifica. Alla messa in orbita di satelliti e all'invio di personale e materiali verso la ISS (International Space Station) ha contribuito anche l'Italia, come nell'IXV (Intermediate eXperimental Vehicle), che ha eseguito con successo una missione nel febbraio 2015, progetto sotto egida ESA. 

di Serafino Durante e Luca Ricci

 
Leggi l'articolo completo sulla Rivista Aeronautica n° 3 del 2016

 

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